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Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Ombre danzanti che svelano il tempo… Tempo vago, languido, evanescente, eppure così rigidamente concreto e misurato: un gioco sottile, intellettuale, eppure semplice e sorgivo come uno sguardo infantile. Il tempo come movimento. Il tempo in movimento diventa poesia, narrazione della vita che scorre inafferrabile e fragile, come un’ombra. 


Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le creazioni di Sciortino scaturiscono proprio da quell’insolito connubio con l’impiego del filo “cotto”, una tipologia particolare di ferro, più plasmabile e che di volta in volta assomiglia a legno o plastica e che permette realizzazioni di linee morbide, di animazione spaziale, di ombre “danzanti”.

Le opere di Antonino traggono spunto da occasioni e stimoli esterni: sono realizzate di getto e poi rielaborate fino a soddisfarne la fantasia creativa.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Tra le opere che si trovano nel suo studio esempi rimarchevoli la figura del pappagallo scherzosamente chiamato Pierluigi senza motorino (un amico triste dotato di naso aquilino), il gufo, il “tonno subito”, ispirato da ricordi siciliani) o “La ragazza della porta accanto”. Le sue creazioni sono da lui definite come una sorta di “barocco minimale” una contraddizione solo apparente perché, come ama dire, se conosci la regola puoi fare l’eccezione.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Sciortino crea anche oggetti d’arredo o di design ricevendo commissioni specifiche o soddisfacendo ospiti che visitano il suo studio e si innamorano degli oggetti creati acquistandoli per arredare casa.

Le sue opere sono versatili, duttili, si prestano a più funzioni e sistemazioni. Caso emblematico è una creazione che ha chiamato “Servo muto” perché la si può mettere dove si vuole attribuendogli una funzione a seconda dei contesti.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino Ristorante Antonino Cannavacciuolo

Con Sciortino si realizza il ricupero di quel ricchissimo patrimonio di sapere e di conoscenze legate al lavoro artigiano nel quale l’estro e la creatività italiana hanno dato il loro meglio, permettendo di far conoscere l’eccellenza e l’inventiva del nostro Paese in tutto il mondo.

http://www.antoninosciortino.com/

 

Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba

Ordinay Jungle - Marcantonio Raimondi Malerba
Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba


E, dunque, con corpi nascosti Natura regge le cose.

Tito Lucrezio Caro, De rerum natura


Ordinay Jungle - Marcantonio Raimondi Malerba
Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba

Con Lui gli Oggetti ritrovano dimensioni nuove, tra Sogno e Realtà

Ordinay Jungle - Marcantonio Raimondi Malerba Galleria Rossana Orlandi (foto mgc)
Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba Galleria Rossana Orlandi (foto mgc)

Marcantonio Raimondi Malerba (Massa Lombarda, 1976) parte dall’osservazione del rapporto fra umanità e natura per individuarne “complessità e contraddizioni”.

“Ordinary Jungle” è una scultura in legno dove la natura prende il suo spazio e domina il nostro ambiente usuale. La scultura è interamente realizzata a mano. La poltrona “Charlotte” è di Baxter.

Mi sembra di ritrovare la stessa poetica delle sedie col germoglio, in cui la natura si riappropria di quello che gli era stato sottratto.

Ordinay Jungle - Marcantonio Raimondi Malerba sedie con germoglio
Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba sedie con germoglio

In esposizione e in vendita presso lo Spazio Orlandi a Milano. (pezzo unico)

Ordinay Jungle - Marcantonio Raimondi Malerba Galleria Rossana Orlandi
Ordinay Jungle – Marcantonio Raimondi Malerba Galleria Rossana Orlandi

Un po’ il tema di quest’anno del Salone questo sentimento di rivincita della natura sull’uomo, con la convinzione che presto la terra bilancerà in autonomia il proprio equilibrio… “La ricchezza naturale della giungla come ecosistema perfetto per la purezza, la materialità e lo spirito di un design contemporaneo universale” che si ritrovano in quest’ultimo salone internazionale del mobile sia in gallerie come Dilmos che in stand come Zanotta.

(Parti di testo tratte da Dilmos)

http://www.marama.it/

http://rossanaorlandi.com/product/ordinary-jungle/

EMOZIONI A TAVOLA con Ronit Baranga

 “[…] la combinazione delle tazze e dita di ceramica, rappresenta l’idea dell’immobilita’ del pezzo che sembra assumere vita propria, permettendo alla tazza di decider se vuole rimanere immobile e sfuggire alla situazione in cui si trova.”(Ronit Baranga)

 

Ronit Baranga – The Feast, 20141
Ronit Baranga – The Feast, 2014

Opere curiose di Ronit Baranga, che rendono confuso il confine tra il vivente e il non vivente.

La bocca è un elemento interessante con lo scopo principale di portare ad essa cibo e bevande. “Ho scelto di utilizzare la bocca come connotazione metaforica di un cancello di confine”, ha detto Baranga in un’intervista. “A confine tra il corpo interno e l’ambiente esterno circostante.”

Ronit Baranga – Self Feeding, 2010
Ronit Baranga – Self Feeding, 2010

L’artista israeliana Ronit Baranga, classe 1973, nota per le sue sculture realistiche raffiguranti donne senza volto e mani intrappolate in ragnatele di spago, in questa nuova serie si concentra su vasellame da tavola.

Ronit Baranga – Breakfast, 2014
Ronit Baranga – Breakfast, 2014

Sensuali, volti nascosti di delicate bellezze; toglie gli occhi a volti carichi di desiderio: mani, dita, bocca e lingua. Entità che si ripetono e si accavallano nella scultura di quest’artista.

Ronit Baranga Hybrid Tea Set, 2007
Ronit Baranga Hybrid Tea Set, 2007

Tazzine in fuga, forse dalle bocche, forse da un mondo noioso, fatto da tavole imbandite e dalle solite credenze, in fuga verso nuovi scenari dove essere comprese, scappano con la complicità delle dita, verso la libertà.

Ronit Baranga Running Bowls, 2007
Ronit Baranga Running Bowls, 2007

Ronit Baranga con abili capacità comunicative e artistiche riesce a dare l’idea delle bocche assetate, labbra screpolate, lingua arsa dalla sete come fossero anime dannate in un girone dantesco.

Ronit Baranga - Vase 2010
Ronit Baranga – Vase 2010

Artista israeliana, Ronit Baranga laureata in psicologia e letteratura ebraica presso l’Università di Haifa, Israele, ha studiato storia dell’arte all’Università di Tel Aviv e arti pratiche, tramite la scultura indaga il mondo del desiderio, del bisogno. Le sue ceramiche sembrano essere assettate, speranzose. Particolarmente noto è il suo progetto del 2008 per il concorso “Dining in 2015″ designboom: Hybrid tea set.

Ronit Baranga - Hybrid Tea Set, 2007
Ronit Baranga – Hybrid Tea Set, 2007

Ed ecco che assistiamo ad una rivisitazione del classico rito del tè, rivisto in chiave antropomorfa: eleganti tazzine finemente cesellate da cui spuntano dita umane, in ceramica.

Le dita umane conducono verso i propri desideri, vengono ridefinite le relazioni tra gli oggetti e le mani dei consumatori. Le tazze sembrano entrare in contatto con gli esseri umani o forse si allontanano per seguire le loro aspirazioni, altrove.

Maschere senza vita, icone di figure indifferenti entrano nella realtà con bocche umane. Le maschere sono vuoti umanizzati, con l’espressione del gesto corporeo e i colori realistici delle bocche. Per l’artista la bocca rappresenta la porta del corpo: l’ingresso al cibo e, soprattutto, la via d’uscita per la lingua, il sentimento profondo.

Ronit Baranga Hybrid Tea Set, 2007
Ronit Baranga Hybrid Tea Set, 2007

Nelle sue sculture Baranga non esita a esprimere l’aspetto psicologico che le piace esplorare e risvegliarlo nell’osservatore; il suo lavoro è al confine tra la vita reale e l’irreale, per esplorare la complessità delle emozioni attraverso scenari che sono apparentemente incompatibili e si compenetrano a vicenda.

Ronit Baranga – The Feast, 2014 2
Ronit Baranga – The Feast, 2014 2

I vasi antropomorfi che sembrano avere sete di acqua, vivono un rapporto di completa armonia con i fiori, le bocche che potrebbero mangiare, bocche che vorrebbero raccontare storie…

(All images courtesy of the artist)

 

www.ronitbaranga.com

Agnieszka Kiersztan, “Evolute” ad Affordable Art Fair Milano!

EVOLUTE

“Come sei bello, amato mio, quanto grazioso!


Erba verde è il nostro letto,


di cedro sono le travi della nostra casa,
di cipresso il nostro soffitto.”

 

(Cantico Dei Cantici)

 

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

VOLUTE, sono i segni permanenti della classicità che è nell’artista da cui E(X)VOLUTE per continuare il suo processo di ricerca.

Nella costante visione che invade, la mente e l’anima degli artisti, accade che un’immagine s’imponga: un sogno più forte di tutti gli altri, un ideale a cui volgersi, in modo ricorrente. Un Volto idealizzato e delle Volute, particolari ornamenti che si ritrovano nell’antichità classica, molto diffusi anche nelle architetture direttamente o indirettamente ad essa ispirate, come il Rinascimento, il Barocco e il Neoclassicismo.

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

Classicità e Spiritualità, dimensione umana e dimensione divina s’identificano, nelle sue Volute, e nei suoi Volti. I primi come frammenti nostagici di un’epoca che hanno una nuova vita come Gioielli, i secondi come Volti puri, ingentiliti, incisioni di pelle alabastrina sfiorate da chiome che guizzano al vento, ovali dominati dalla bocca.

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

Tutto questo traspare nelle collezioni di Agnieszka Kiersztan, gioielli poetici con nomi indimenticabili come le sue collezioni: Angelicità, Vento, Lui e Lei, Evolute e a frasi prese in prestito dal Cantico dei Cantici che ricorrono nei suoi cataloghi.

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

E’ il caso delle sue piccole sculture emozionali realizzate utilizzando di tutto: bulini, scalpellini, spazzole, frese di diverse dimensioni e carte abrasive, cammei incisi a mano su conchiglia sardonica. Tutta la produzione artistica di Agnieszka è tesa a far convivere arti maggiori e arti minori, in una ricomposizione logica delle parti che definisce il senso della sua arte senza mai smarrire un’idea di bellezza.

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

Questi Gioielli sono sicuramente destinati al ruolo di protagonisti e interpreti di questo tempo; di una futura gioielleria espressione poetica dell’arte, di un sentire alto!  (Maria Grazia Cicala)

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

La classicità come anima lirica del moderno del resto è un processo che troviamo in molti artisti contemporanei, vedi: Kounellis, Anne e Patrick Poirer, Finlay, Parmiggiani.

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

In questi giorni Agnieszka Kiersztan esporrà i suoi lavori presso:


Affordable Art Fair Milano

Dal 6 al 9 Marzo 2014

La quarta edizione di Affordable Art Fair che si terrà nei consueti spazi di Superstudio Più, e che accoglierà art lovers, collezionisti e anche chi per la prima volta si avvicina al mondo dell’arte contemporanea per scoprire arte dai prezzi adatti ad ogni budget e centinaia di artisti, noti ed emergenti, tutti sotto lo stesso tetto. Gallerie provenienti non solo dall’Italia ma da ogni parte del mondo, presenteranno una selezione di opere assolutamente da vedere, apprezzare e portare a casa. Con il tetto fissato sotto i €5,000 e opere di ogni tipo di stile o tecnica – dalla pittura, alle stampe originali, scultura e fotografia – rimane solo l’imbarazzo della scelta. Sia che siate in cerca di un’opera tradizionale o di una più contemporanea, divertente o ricercata, di un artista famoso o di un talento da scoprire, troverete un’opera d’arte adatta a tutti!

Agnieszka Kiersztan, “Evolute”
Agnieszka Kiersztan, “Evolute”

http://affordableartfair.com/milano/

http://www.akiersztan.com/profilo.html

 

 

Angela Lergo: corpo e anima….

Schermata 2013-07-29 a 08.15.45
Angela Lergo Aire photo Edu Gómez

L’essere umano, corpo e anima, esplorato tramite la scultura, l’istallazione e lo spettacolo è il punto di partenza dei lavori senza tempo dell’artista spagnola. Ángela Lergo pervade i suoi lavori con una forza, un messaggio femminile, una visione che tenta di mettere a repentaglio le sensazioni e le emozioni del pubblico, qualche volta anche per liberare rituali e leggende orali provenienti dalle regole della società. 



(di Sandra Lodos Peña
Giornalista)




Schermata 2013-07-29 a 08.15.58
Angela Lergo Aire photo Edu Gómez

Proprio come nei suoi spettacoli, le istallazioni ricreano concetti, visioni e spazi, non solo posizionando i lavori in determinato posti, ma anche dando nuovi significati ai contesti proposti.



Angela Lergo
Angela Lergo

Grazie ai propri personaggi, gli spettacoli si basano su un linguaggio maggiormente drammatico di quello della scultura, come l’artista spiega:” la vicinanza con il pubblico, la prontezza e l’emozione di una creazione dal vivo, in tempo reale… provoca in me uno stimolo più vicino e vivo. Nelle installazioni, io ricreo un mondo più sereno.

todos los momentos vividos Claudio del Campo y José Morán
todos los momentos vividos Claudio del Campo y José Morán

La mia scultura comprende un mix di fredezza e emozioni, i pezzi hanno una certa apparenza irreale, come se provenissero da un mondo interiore, quasi onirico. La fredda apparenza è solo una “barriera”, che lo spettatore deve superare per entrare in queto mondo”.



todos los momentos vividos Claudio del Campo y José Morán
todos los momentos vividos Claudio del Campo y José Morán

Nella collezione di “Sotto l’acqua”, la figura umana è anche il principale carattere con l’acqua- un fluido che ha peso concettuale. L’acqua compone il 70% del nostro corpo e la vita comincia dall’acqua, come fanno gli umani durante la gestazione nel liquido amniotico. L’inizio del nostro subconscio è in questo fluido presente nel corpo di una donna.

hay aguas…Angela Lergo
hay aguas…Angela Lergo

“Nei miei studi, accanto ai lavori con le installazioni, mi sento attratta anche di creare un pezzo di lavoro dove la cosa più importante è solo l’idea, cosa l’idea è capace di evocare; la possibilità di eliminare tutte le altre intenzioni di un lavoro-come il bisogno di qualcosa di materiale di rimanere nel futuro.

i give you my heart Angela Lergo
i give you my heart Angela Lergo

Solo la fugacità stessa è già piena di significato e poeticamente forte per me. Mi sento attratta anche dalla possibilità di scoprire qualcosa nelle persone, qualcosa che fai alle persone in un solo istante, usando diversi significati per toccare tutti i sensi. Mi piace includere la musica (sopratutto musica elettronica), profumi, cose che posso toccare…”

retrato de la eternidad photo David Palacín y José Morán
retrato de la eternidad photo David Palacín y José Morán

Con la sua visione viva, poetica e cromatica, la Lergo sta occupando gli spazi più importanti nell’arte contemporanea, in Spagna, Germania, Olanda, negli Stati Uniti, in Canada e in Corea.

Nel 2008, colaborerà con il Museo Huelva e per l’innaugurazione della mostra all’università di Cadiz, entrambe in Spagna. Traduzione: Paola Lopes

even in the darkest hours Angela Lergo
even in the darkest hours Angela Lergo

www.arteallimite.cl

http://www.artfacts

www.angelalergo.com/

DANIELE PAPULI___scultore 2012

“… Nelle sue sculture eseguite con materiale cartaceo

nel 1997 Papuli si muove dallapesantezza degli ‘incunaboli ’

 alla leggerezza dell’aquilone,

dalle superfici compatte alla fatture rugose.

Le sue sculture sono composizioni astratte,

che entrano nello spazio per dialogare con esso alla pari.

 Non un ‘oggetto ’, ma una aperta costruzione spaziale…”.

 

Vanni Scheiwiller, 1998

CARTOFRAMMA 2011 Installazione composta da 173 moduli realizzati con 10.380 strisce di carta bianca bipatinata gr. 250. modulo cm 100x60x3 installazione cm 600x600x 3 Chiesa dell’Immacolata- Castello Aragonese di Ischia (in occasione della mostra personale Scultografie maggio luglio 2011) Dimensioni e disposizioni spaziali variabili Foto di Salvatore Basile

L’incontro con la carta risale al 1995 dopo aver indagato diversi materiali della scultura con una serie di manufatti in pietra, legno, gesso, seguendo inconsapevolmente un percorso, un passaggio continuo dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità alla duttilità della materia. Con lo stesso ‘fare’ che appartiene allo scultore, ossia scavando e ‘levando’, ho assottigliato sempre di più i volumi, anche attraverso forme in resina risolte in ampie superfici bidimensionali, fino ad arrivare alla manipolazione della materia cartacea. Per meglio conoscerla e poterla dominare ho sperimentato la sua produzione, sminuzzando carte di vari tipi, miscelate e ricomposte sul retino con terre, erbe e colori.

TRE TURSE 2008 Gruppo scultoreo composto da tre strutture cilindriche lamellari in carta selezionata fabriano palatina gr. 85 inserti dischi in carta tecta esemplare unico cm 103x17 Ø

In questo processo di trasformazione, da cellulosa quasi impalpabile a materia stratificata, sono stato stimolato dall’accumulo e accostamento delle risme originarie, per lo più in strisce e ritagli, utili come materia prima da cui partire. Ho deciso di ‘costruire’ la forma scegliendo proprio il foglio di carta come unità di misura, attratto dalle grammature leggere e grosse, dalle potenzialità strutturali della superficie, da questa materia per me, viva, vibrante e mutevole.

EURITMETRICA 2009 Strutture semicilindriche In lamellare di carta selezionata cordenons icelite gr.120 esemplare unico Installazione a parete installazione cm 250x50x6 cm 5x9x100 (modulo)

Materia con una fisicità ed un piacere tattile apparentemente dissimulato nella sua forma più consueta, piatta, bidimensionale, affidato alla grana e al colore. Con una serie di azioni decisive come il taglio, la scomposizione ed estrapolazione dei volumi cercati, il foglio diventa per me una superficie distesa sulla quale agire.

Dettaglio EURITMETRICA 2009 Strutture semicilindriche In lamellare di carta selezionata cordenons icelite gr.120 esemplare unico Installazione a parete installazione cm 250x50x6 cm 5x9x100 (modulo)

La mia indagine prosegue e si sviluppa attraverso la costruzione di strutture in carta sempre più complesse basate sulla ripetitività dei singoli moduli cartacei. I volumi sono calcolate composizioni lamellari, composti da numerose sagome ottenute con infiniti tagli manuali, una sorta di ‘frattale’ fatto nei modi di uno scultore plastico. Le forme che ne risultano a volte si dischiudono a tutto tondo come piccoli e grandi libri e rivelano dall’interno il segno e il disegno dei molteplici riflessi di luce e ombra. La scultura in questo caso mostra una sorta di dinamismo interno, la curvatura dei fogli ne suggerisce l’andamento e lo sviluppo a tutto tondo; sono queste molteplici variazioni ad interessarmi.

CARTOFRAMMA 2011 Deformazioni plastico-dinamiche e proiezioni di luce Modulo composto da 60 strisce cm 100x6 in carta bianca bipatinata gr. 250 peso weight gr. 456 Autore e modulo. Foto di Salvatore Basile

Altre volte le forme diventano monoliti cartacei sfaccettati in centinaia di lamelle leggere dove gli strati della materia assomigliano a venature e le mutazioni cromatiche della superficie, che ingiallisce come carta lasciata al sole, fanno parte di un processo di metamorfosi che fa risalire il foglio al legno, all’albero, alla sua materia madre d’origine. A seconda di come è mossa, toccata, tagliata, la carta mi offre continue ‘visionomie’ e ‘tattometrie’, così ho chiamato, rivendicandone l’origine sensoriale, visiva e tattile, le suggestioni che questa materia è in grado di generare nella sua nuova strutturazione.

AURA 1-P 2009 Struttura lamellare composta da moduli di carta sagomati a mano retro in foglia oro carta selezionata fabriano palatina gr. 85 esemplare unico cm 90 Ø x11 scultura a parete

Il mio fare procede allora con la restituzione di queste esperienze  e con il continuo indagare intorno alla scultura, alla sua fisicità, al suo rapporto con lo spazio.

Daniele Papuli

By Introduzione al catalogo: Visionomie carte sculture, 2008, Lucini, Milano.

 

http://www.danielepapuli.net/