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IL TEMPO Zairo Ferrante

Scorre il tempo
tra curve spigolose
inutilmente arrotondate
da ricordi trafugati.
Quasi rimbalza
dai tappeti della memoria
come storia immortalata
nell’inutile pagina
di un tentato vivere.
Eppur si muove.
– Il tempo –
Come cane bastonato
a mugolare tra le spine.
Uniche rose di un giardino
abbandonato.
E chiede il conto.
– Questo tempo –
Quando, al bancone,
tu consumi e perdi
la tua faccia
nel mascherare il tuo passato.
E nel prendere gli ultimi
tuoi spicci, il barista,
– da sfacciato –
ti rammenta quel che eri.
E sorride mentre
tu l’aspetti al tuo autogrill.
Ultima fermata sgangherata
come oasi che ti allontana
dalla morte.
– E’ stupida illusione –
Tanto è tempo: che ti serve,
vola e ti sorpassa.
In quest’autostrada
che rallenta il tuo cammino
e che è la vita
.

Zairo Ferrante – Il Tempo (inedito) –


 

Zairo Ferrante
Zairo Ferrante

Zairo Ferrante, poeta e scrittore, è il fondatore del “DinAnimismo” (Movimento Poetico/Artistico Rivoluzionario Delle Anime), ufficialmente riconosciuto come avanguardia da una parte della critica letteraria, raccoglie opere e vanta collaborazioni e sostegno di numerosi Artisti sia Italiani che Esteri ed ha come obbiettivo quello di riavvicinare l’Arte e specialmente la Poesia all’Uomo, in quanto pura ed essenziale voce della sua Anima. Il movimento si prefigge di divulgare una poetica ed una produzione artistica ispirate a princìpi di matrice ” romantico-umanistica “, con lo scopo di sostenere ed accompagnare l’Uomo in questo periodo di transizione “futuribile”, caratterizzato da enormi cambiamenti e scoperte tecno-scientifiche che, se non saggiamente “adoperate”, possono, in un certo senso, privare la Società della sua più grande conquista, che s’identifica con l’acquisizione del ”senso critico”.

Dinanimismo è un termine nato dalla crasi delle parole “dinamismo” ed “anima”, per cui è possibile intenderlo anche come moto introspettivo dell’Anima da contrappore alla dilagante superficialità dei nostri giorni.

Inoltre a Zairo Ferrante è andato il 1° posto al “Leandro Polverini 2015” con il suo “D’amore, di sogni e di altre follie” (sezione poesia sperimentale).

Zairo Ferrante, con il suo libro “D’amore, di sogni e di altre follie”, edito dalla casa ferrarese Este-edition nel 2009, ha ottenuto l’assegnazione del 1° posto nella sez. “poesia sperimentale” al premio Nazionale di poesia edita “Leandro Polverini 2015”.

Fonte: http://e-bookdinanimismo.myblog.it/

 

Dame di Luce

 

Dame lampade  Carlesso
Dame lampade Carlesso

Immobile viveva


(viveva?)


perché in quell’immobilità non si perdeva

Giovanna De Carli da La bambina nella campana di vetro e le belve feroci

(la biblioteca di Vivarium)

 


 

Questa lampada: Dame, mi ha ricordato il libro La Bambina nella Campana di Vetro e le Belve Feroci di Giovanna De Carli e Romano Màdera.

Giovanna De Carli nasce sulla luna il 2/9/1951 (morirà decapitata in Francia nel gennaio del 1793). Quando è sulla terra si occupa di giornalismo, prima e di antiquariato poi. Dal 2006 si dedica all’impasto del cemento. Attività da cui scaturisce, nel dicembre 2007, una mostra a Milano di 22 Bambine Vuote, dal titolo “Cemento Amato”. Scrive poesie. E proprio la mostra di Bambine Vuote mi ha fatto unire le poesie di Giovanna alle lampade Dame. (diciamo pure che mi sono scontrata con le sue poesie….che mi appartengono come fossero nate dalla mia mente!)

Romano Màdera è professore ordinario di filosofia morale e pratiche filosofiche all’Università di Milano Bicocca, membro delle associazioni di psicologia analitica IAAP (internazionale) e AIPA (italiana ) e del LAI (analisi e gioco della sabbia).


Illumina il tuo Tempo….e con magia… allora con Dame e con un po’ di poesia.

Dame lampade  Carlesso
Dame lampade Carlesso

Ispirazione retrò dedicata alle nobildonne del Settecento e alla moda femminile del periodo caratterizzata da abiti larghi, ricchi di pizzi e ricami, guanti preziosi.

Dame lampade  Carlesso
Dame lampade Carlesso

Dame è un’opera d’arte in porcellana bianca lavorata finemente da maestri artigiani; ogni dama è illuminata a Led dall’interno, valorizzando ogni singolo aspetto di bellezza.

Dame lampade  Carlesso
Dame lampade Carlesso

Perfetta sia negli ambienti living sia in ambienti Contract.

http://www.carlessosrl.com/

Fiore che non dura

centrotavola "nido pasquale" by arredoeconvivio
centrotavola “nido pasquale” by arredoeconvivio

 

Fiore che non dura 
oltre l’ombra di un attimo
 la tua freschezza
 persiste nel mio pensiero

Non ti ho perduto 
in ciò che sono,
 se pure, o fiore, non ti ho visto mai
 dove io non sono che la terra e il cielo

Fernando Pessoa (Flor che não dura,  da Poesias Inéditas 1956)

 


 

Fernando Pessoa inseguitore del sogno di un sogno: “Ma io non mi sono illuso, neppure di fronte alla consapevolezza, del mio illudermi” scriveva nel Libro dell’inquietudine. Il fiore che non dura ma che persiste nella memoria, nel pensiero è il fossilizzarsi di questa illusione, è la “tenerezza di ciò che non accadde mai”.

 

…e per voi un’idea per un centrotavola pasquale!

MALA AK

MALA AK di Agnieszka Kiersztan
MALA AK di Agnieszka Kiersztan

 

L’inverno si trasforma sempre in primavera
Nichiren Daishonin
 

Tra … Bellezza, Freschezza, Primavera e Spiritualità…raccontiamo delle Mala di Agnieszka Kiersztan
L’unione tra il Cammeo su conchiglia sardonica di Agnieszka e la Mala, tra poesia e spiritualità…
 
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
Cammeo, dall’arabo gama’il – bocciolo di fiore- quasi a definire la cristallizzazione della poesia nella realtà delle cose.
I Cammei di Agnieszka prendono ispirazione da stati d’animo e sensazioni, da poemi d’amore, dal Cantico dei Cantici, dagli Angeli, dai Serpenti come simboli dell’eternità… ancora…
nelle sue opere scopriamo Classicità e Spiritualità, dimensione umana e dimensione divina che s’identificano, nelle sue Volute, e nei suoi Volti. I primi come frammenti nostagici di un’epoca che hanno una nuova vita come Gioielli, i secondi come Volti puri, ingentiliti, incisioni di pelle alabastrina sfiorate da chiome che guizzano al vento, ovali dominati dalla bocca….
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
e…quello che si ritrova sempre in tutta la produzione artistica non sono altro che le emozioni e tanta poesia che prende vita dalle sue sculture. La sua produzione è tesa a far convivere arti maggiori e arti minori, in una ricomposizione logica delle parti che definisce il senso della sua arte senza mai smarrire un’idea di bellezza.
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
Nelle sue ultime collezioni unisce i suoi Cammei alle Mala e da vita a queste splendide collane!
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
MALA AK di Agnieszka Kiersztan
Mala”, dal sanscrito “ghirlanda”, o “Japa Mala”, dall’indù japa: ripetizione, mala; circolo; e’ un filo di grani di legno, di osso o di altri materiali, che viene utilizzato dai buddhisti e dagli induisti durante la recitazione dei mantra.
Simbolo di un ciclo infinito, che unisce la Terra al Cielo, l’Akshamala o rosario tibetano, ha la funzione principale di manterene il calcolo delle preghiere senza distrazioni.
I grani che lo compongono sono 54, e corrispondono alle 54 sillabe mistiche principali… ma ve ne sono anche di 108, numero simbolico e sacro all’interno delle tradizioni Buddhista ed Hinduista. Le Mala possono essere fatte in materiali diversi, ognuno dei quali è particolarmente adatto per diversi aspetti di buddha. Si può scegliere il colore della Mala per farlo combaciare con l’aspetto di buddha sul quale si sta praticando: nero o blu/nero per Mantello nero, verde per Tara Verde, bianca per Occhi Amorevoli, blu per il buddha della Medicina.

 

“La mala è come la vita di ognuno di noi, fatta di cause ed effetti interdipendenti: ogni grano è strettamente legato agli altri, da solo non è nulla ma tutti insieme assumono un significato e uno scopo.” (www.liber-rebilt.it)

 


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MALA AK di Agnieszka Kiersztan indossate da Gaetano e Aurora

 

Tiramisù banana e nutella viaggio nei ricordi di bambino….

Tiramisù banana e nutella by arredoeconvivio
Tiramisù banana e nutella by arredoeconvivio

“…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

 


… dessert immediato, avvolgente e vellutato, con un giusto equilibrio ottenuto dalla dolcezza del mascarpone, l’amarezza del cacao, e dalla consistenza del pavesino leggermente tuffato in una bagna di caffè e alchermes…

Degustare questo dolce è come viaggiare nei ricordi di bambino, nella forma cremosa del mascarpone…… è la madeleine di Proust, ovvero quel gusto semplice ma antico, pieno di ricordi e carico di aspettative: davanti al Tiramisù siamo come dei bambini di fronte ad un negozio di cioccolata, affascinati e sconvolti da tanta bellezza…..

Abbandonate i sensi di colpa e preparatevi a soddisfare ogni dolce tentazione! Che male c’è a preparare e gustare un dolce dessert che vi rallegrera’ la giornata?….

Si può realizzare in tantissimi gusti, io continuo a preferire il classico al cioccolato amaro, ma d’estate lo preparo alle fragole o con la granella di nocciole tostate….molto buono, ve lo consiglio!… Oggi la versione alla banana e nutella la versione base, quella al cioccolato la trovate sul mio blog digitando in cerca “Tiramisù” (lo stano caso del Tiramisù)

Ingredienti: (circa 16 persone)

500 gr. di mascarpone (io usavo Optimus,  ma visto che è difficile trovarlo, sono approdata al Granarolo); 1 pacco e 1/2 di pavesini formato famiglia; 5 cucchiai di zucchero; 3 tuorli; 3 chiare montate a neve; 4 banane; latte circa 2 bicchieri; 1 succo di limone; nutella 1 barattolo; polvere di cacao amara.

Preparare l’impasto unendo i rossi d’uovo con lo zucchero, lavorate bene con la frusta, preparate il caffè, in modo che si freddi. Tagliate le banane, irroratele con il succo di limone in modo che non si anneriscano e frullatele con un goccio di latte (pochissimo) e unite metà del composto alla crema di mascarpone. Infine montate a neve la chiare e alla fine aggiungete 1 cucchiaino di zucchero per non farle smontare. Prendete una ciotola e mettete il mascarpone, lavoratelo con l’impasto preparato precedentemente, aggiungete le chiare montate a neve unendole dal basso in alto senza girare (per evitare che si smontino).

A questo punto sarete pronti per fare il tiramisù. Sul tavolo aprite i pacchetti dei pavesini e in una ciotola preparate la bagna costituita da: metà del rimanente frullato di banane e metà latte. Prendete una teglia per circa otto dieci porzioni e iniziate a riempirla con i pavesini precedentemente bagnati, velocemente, nella bagna (non bagnateli troppo!!) Ponete il primo strato con i pavesini messi in modo parallelo e contemporaneamente mettete i pavesini messi di costa sul bordo; procedete con il secondo strato disponendo i biscotti in modo perpendicolare al primo. Alla fine di ogni strato mettete una giusta dose d’impasto a base di mascarpone e una colata di nutella, precedentemente fatta sciogliere a bagnomaria per renderla più spalmabile (aiutatevi con il cucchiaio, come facevamo da bambini, lasciandola colare in vari punti); infine sullo strato finale spolverate di cacao amaro.

Tiramisù “classico” by arredoeconvivio
Tiramisù “classico” by arredoeconvivio

Spero di avervi allietato la giornata! Buon dolce a tutti!…e vi lascio con Marcel Proust:

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)