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LE URBAN RÊVERIES – I FRATELLI BOUROULLEC

LE URBAN RÊVERIES – I FRATELLI BOUROULLEC

 

Pare non serva una particolare competenza per sognare!


LE URBAN RÊVERIES – I FRATELLI BOUROULLEC

Da sempre legati al design i fratelli BOUROULLEC  con questa mostra si spingono nel disegno dello spazio urbano. Questa è una tra le quattro esposizioni tematiche presentate a Rennes nell’estate 2016.

Le venti rêveries, poggiate su un sistema espositivo fluttuante opportunamente progettato, rappresentano un catalogo di re-invenzione e distorsione di una serie di consueti elementi architettonici e di arredo urbano, declinati in nuove e sorprendenti maniere. Gli spazi sono ideali e vagamente astratti, e replicabili in ambienti e città diverse.

LE URBAN RÊVERIES – I FRATELLI BOUROULLEC

La scala è vagamente spiazzante, ma proporzionata e gli oggetti quasi metafisici sparsi sulla superficie possibile di una città immaginata. “La natura appare come elemento purificato ed essenziale, mentre i colori e le superfici delle architetture si scompongono in una sinfonia di rimandi cangianti e anche gli elementi più imponenti vengono ricondotti alla combinazione di un microcosmo sinergico di singole unità.”

LE URBAN RÊVERIES – I FRATELLI BOUROULLEC

Pergolati, chioschi, torrenti urbani, pensiline e sistemi ombreggianti si srotolano, proponendo un flusso di immagini e situazioni che restano come impressioni nella mente dei visitatori, come flebili interrogativi sulle possibilità di un tipo diverso di città….davvero molto poetico! Soffermatevi a Guardare anche il Video!

http://www.bouroullec.com/

 

 

 

SUPERSTUDIO 50

Superstudio Bazaar 1968 Cristiano Toraldo-di Francia Giovannetti
Superstudio Bazaar 1968 Cristiano Toraldo-di Francia Giovannetti

Il progetto celebra il cinquantenario della mostra Superarchitettura, svoltasi nel dicembre del 1966 alla galleria d’arte Jolly di Pistoia dove venne decretata la fondazione di Superstudio.


Roberto Magris, Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, autoritratto in Poltronova, 1968 (foto C. Toraldo di Francia)
Roberto Magris, Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, autoritratto in Poltronova, 1968 (foto C. Toraldo di Francia)

Trasversale, metafisico, indefinibile, sempre oltre, Superstudio è uno dei gruppi più influenti dell’architettura radicale italiana fondato da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia, ai quali si sono poi uniti Gian Piero Frassinelli, i fratelli Roberto e Alessandro Magris e Alessandro Poli. Cinquant’anni fa un gruppo di ventenni studenti di architettura di Firenze decisero di farsi carico di un modesto obiettivo: concepire un modello alternativo di architettura. Stanchi del lungo regno del Modernismo, che secondo loro non aveva rispettato la sua promessa di curare i mali della società, questi ragazzi si dettero il fantastico nome di “Superstudio”, e cominciarono subito a sconvolgere con le loro idee di architettura radicale. Il fatto che non in realtà non riuscirono a realizzare mai neanche un edificio è certamente un dato importante, ma fino a un certo punto: il Superstudio creò per una dozzina di anni una «anti-architettura» fatta di rendering psichedelici, collages, film che raffiguravano le visioni distopiche del collettivo, con gigantesche piramidi dorate, palazzi immensi che incombono sulle città e molto altro ancora.  

Superstudio, Autoritratto, 1973, collage (foto C. Toraldo di Francia)
Superstudio, Autoritratto, 1973, collage (foto C. Toraldo di Francia)

A 50 anni dalla sua fondazione il MAXXI dedica al gruppo una grande retrospettiva: Superstudio 50, mostra ideata dagli stessi Natalini, Toraldo di Francia e Frassinelli insieme al curatore Gabriele Mastrigli.

Superstudio, Sofo, Poltronova - 1968, seduta componibile, (foto C. Toraldo di Francia)
Superstudio, Sofo, Poltronova – 1968, seduta componibile, (foto C. Toraldo di Francia)

Conosciuto per la forza delle sue immagini e per l’estrema varietà della sua produzione, il lavoro del Superstudio è sempre sfuggito ad etichette chiare e identificabili; questa mostra raccoglie e presenta oltre 200 tra installazioni, oggetti, opere grafiche, fotografie, pubblicazioni, che coprono l’intero percorso e l’evoluzione del gruppo, materiali provenienti in larga parte dal loro archivio, alcuni mai esposti prima e di cui molti entreranno progressivamente nella collezione di architettura del MAXXI.

Superstudio, Graz under water, 1971. © The architects
Superstudio, Graz under water, 1971. © The architects

In mostra i più importanti disegni, fotomontaggi e installazioni della serie Il Monumento Continuo (1969), gli Istogrammi d’architettura (1969-70) e Le dodici Città Ideali (1971), progetti attraverso i quali dimostrarono, le possibilità ma anche i limiti dell’architettura intesa come strumento critico della società. Ma anche installazioni come La moglie di Lot, presentata alla Biennale d’Arte di Venezia nel 1978 e l’ingresso alla mostra Superarchitettura del 1966, oggetti di design come i divani Bazaar (1968 prodotto da Giovannetti) e Sofo (1968 di Poltronova), o le lampade Passiflora (1968 di Poltronova) e Gherpe (1967 di Poltronova), oltre alla nota serie di tavoli Quaderna (Zanotta, 1970). E la produzione video, tra cui viene esposto per la prima volta Il Monumento Continuo, un progetto del 1969 di cui esisteva soltanto lo storyboard, prodotto dal MAXXI in occasione di questa mostra e realizzato dal video maker Lucio La Pietra.  

Tavolo Quaderna - design Superstudio - Zanotta
Tavolo Quaderna – design Superstudio – Zanotta

21 aprile 2016 – 4 settembre 2016


Non perdetevi questa Mostra!

http://www.fondazionemaxxi.it/

 

 

“Il Nuovo Mondo” – Octavio Floreal

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IL NUOVO MONDO parla di una realtà plurale, illimitata, senza frontiere, sia per la nostra società che per l’individuo. Questo é il punto da cui parto, cioè l’individuo, basandomi non nell’esteriore, ma nell’interiore della persona; per questo ‘IL Nuovo Mondo’, si allontana dalla realtà visuale umana, dai legami con il conosciuto, di cui sappiamo già troppo.

‘IL Nuovo Mondo’ parla della purezza di noi stessi: amicizia, fraternità, solidarietà e amore, sentimenti che non conoscono frontiere.

Sappiamo che l’unione degli opposti forma la nostra realtà, come maschile-femminile, solitudine-compagnia, ragione-sentimento. Proprio questi ultimi sono quello che ci rende riconoscibili, cioè, i nostri pensieri e i nostri sentimenti, come un nuovo canone che va più d’accordo con l’essere umano attuale.

A questi pensieri, questa struttura della ragione, corrispondono i pezzi di fil di ferro che io utilizzo; ai sentimenti, alla passione, il colore: tutto ciò é unito dentro una plastica, lo spazio fisico, la pelle, la propria essenza, la nostra essenza, la torna, la tua, di lui, di lei, noi, l’umanitá. (Octavio Floreal)

“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal

Mi sembra un bel messaggio per questo 2015 iniziare l’anno con quest’opera di Octavio Floreal: “Il Nuovo Mondo” che ha allestito nel Castello di Rivara a Torino.

Qui vi lascio stralci del mio precedente articolo su di lui e un video dell’installazione presentata ad Emufest 2010.

“L’arte è un rito comunicativo nel quale si mostra una riflessione sull’atto creativo, l’oggetto finale e i sentimenti che lo muovono. In questa maniera, il vuoto si carica di significato, espandendo il pensiero sia dell’opera che dello spettatore.”

Octavio Floreal solca l’astratto per immergersi nella realtà, partendo da esperienze personali fino ad arrivare a pensieri universali. Crea frammenti di significati che poi ricompone sotto forma di note musicali o versi poetici trasportando questi aspetti dalla realtà fino all’esperienza estetico-visuale…(Giovanni Contanti)

In questa surreale installazione, “Il Nuovo Mondo, presentata per Emufest 2010, Octavio Floreal accosta il suo “Il Nuovo Mondo” al settore della musica elettroacustica, che io adoro e seguo da sempre. Surreale perchè supera la dimensione del reale ed è capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche, rivelando il lato più profondo della psiche umana.

L’installazione tenutasi presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma dal 14 al 21 novembre la sua opera si allunga sul concetto di arte e, grazie ad un’iterazione video-musicale realizzata da Giovanni Costantini e Massimiliano Todisco, attraverso un algoritmo di sintesi sonora realizzato da Luigi Marino, si rende possibile l’impossibile: dare forma ai grani musicali, sfumature sonore impercettibili all’udito che vivono “incastonate” nello spazio che intercorre tra una nota e l’altra, e restituirne la voce. Come?

Il Nuovo Mondo” di Octavio Floreal, è una scultura formata da un sistema di cerchi non concentrici. Lì, forze, peso e momenti delle forze stesse, sono perfettamente bilanciate. Ad ogni cerchio che compone il gruppo scultoreo, vengono accostati dei cavi di nylon, collegati agli elementi che compongono l’opera (realizzati in acrilico su carta, fil di ferro e plastica trasparente). Ed è proprio quando la scultura si muove che si genera una nuova energia dove, l’attrito trascurabile, garantisce l’assoluta dinamicità della scultura ora non soltanto visibile e tangibile ma udibile e cangiante rispetto alle modulazioni di frequenza dell’insolita componente musicale. (http://www.newspettacolo.com/)

Octavio Floreal
Octavio Floreal

Ed è in questo nuovo universo dove la percezione è infinita che l’osservatore-ascoltatore, prova nuove sensazioni. Emozioni uniche che irrompono nel normale scorrere dei suoi pensieri, si espandono tanto sulle idee stesse quanto sullo stesso concetto di arte.I suoni hanno origine dal movimento della scultura. Questo movimento è rilevato da una videocamera e opportunamente elaborato da un computer. Il processo di generazione sonora si basa su un sistema di sintesi granulare ed ha come principio fondamentale ed ispiratore un’idea di casualità che investe sia la microstruttura che la macrostruttura musicale. È, quindi, la scultura stessa che crea la sua musica, attraverso combinazioni di altezze, timbri e ritmi. La nuova componente musicale dà vita ad una nuova energia che deforma, curva, la dimensione spazio-tempo (o cronotopica), donando all’osservatore-ascoltatore nuove sensazioni e nuove emozioni. (tratto dal comunicato stampa, dall’articolo di Federica La Paglia;  e http://www.kulone.com/)

“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal
“Il Nuovo Mondo” Octavio Floreal

http://www.octaviofloreal.com/http://www.octaviofloreal.blogspot.com/

http://www.emufest.org (http://arredoeconvivio.com/arredo-e-design/il-nuovo-mondo-di-octavio-floreal-nuove-emozioni/)

 

http://octaviofloreal.com/

Clouds: Jeremy Maxwell Wintrebert

Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert
Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert

Le luci a sospensione Clouds disegnate e realizzate a mano dal designer francese: Jeremy Maxwell Wintrebert ricordano movimento e morfologia delle nuvole. In mostra presso la Gallery Fumi, nel Shoreditch Design Triangle.



Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert
Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert

Gallery Fumi, 16 Hoxton Square, London Design Festival 2014: dal 13 al 22 settembre dal 22 settembre al 31 ottobre solo su appuntamento.

Photo: Lea Anouchinsky

Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert
Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert

“Il vetro al tempo stesso riflette e rifrange la luce e attraverso differenti tecniche queste qualità possono essere potenziate”, ha detto Wintrebert. “Frank Lloyd Wright faceva ricorso al vetro come luce materializzata. Mi piace pensare ad esso come luce liquida.” I suoi articoli in esposizione presso la Galleria Fumi, situato sulla Hoxton Square a Shoreditch, comprendono una serie di luci semitrasparenti a sospensione a forma di bulbo chiamate Clouds.

Gallery-Fumi-at-London-Design-Festival
Gallery Fumi London Design 2014 Jeremy Maxwell Wintrebert

Glass by Jeremy Wintrebert | London Design Festival – 13 September – 21 September 2014 dal 13 al 22 settembre dal 22 settembre al 31 ottobre solo su appuntamento.

http://www.galleryfumi.com/

Stella Tosco presenta Collage

serien°umerica presenta Collage, una mostra personale di Stella Tosco

26 giugno 2014 | via Bonelli 11 | Torino

Stella Tosco
Stella Tosco

Minimalista, artigianale, radicale: questa in tre parole serien°umerica; rinomato marchio torinese, curato dalle designer Maria de Ambrogio e Stella Tosco, propone collezioni dai modelli decostruiti, lineari, innovativi.

Il nero, il fil rouge delle varie collezioni, abbinato a colori in forte contrasto; la pelle il materiale prediletto. La novità del 2014 sta nella capsule collection creata in collaborazione con Daniele Galliano, artista noto per il realismo fotografico. Caratterizzano le sue opere quadri con pittura ad olio di paesaggi e figure sfocati, che verranno riprodotti sui vestiti. Capsule collection è solo la prima di una serie di collaborazioni che fanno parte del progetto “Multipli”, dove verranno coinvolti fotografi e artisti provenienti da altri settori.

Ed ora due parole sulla MOSTRA:

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Pur nascendo come marchio di moda, serien°umerica ha negli anni perseguito il proprio percorso cercando di ampliare il proprio campo di ricerca e contaminare la sua visione.

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Dopo due mostre dedicate al mondo dei gioielli nate nel 2010 e nel 2011 dall’approfondimento delle forme e dei materiali usati da artisti e designer che si sono cimentati sul tema, oggi il marchio vuole proseguire la sua indagine con un nuovo progetto in grado di proporre altre visioni della realtà che abbiano come comune denominatore la manualità.

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Approfittando degli spazi di via Bonelli 11 – lasciati temporaneamente vuoti e in attesa di essere nuovamente riempiti da future attività -, serien°umerica propone una mostra personale di Stella Tosco dal titolo Collage.

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Il progetto nasce dall’idea del collage come strumento di studio e di lavoro, ovvero il modo di costruire un capo d’abbigliamento attraverso la stratificazione. Tutto nasce dall’esigenza di passare dal disegno sulla carta a qualcosa di più concreto e tangibile che faccia da trade union fra il modello e il capo.

È così che nascono i collage: da fotocopie di vecchie fotografie trovate o fatte dall’autrice stessa, o ancora prese da libri e riviste poi messe insieme per creare un’immagine nuova che viene a sua volta riprodotta e sulla quale, infine, vengono applicati carta e tessuto per rendere il risultato più tridimensionale e “vivo”. Un gioco di scatole cinesi dove le immagini contengono altre immagini che a loro volta racchiudono altre immagini ancora.  

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Ma tutto questo non è sufficiente a spiegare il “bisogno” di creare collage. C’è qualcos’altro: l’accumulo artificiale è un modo per simulare il passare del tempo, per ottenere quella sovrapposizione che solo gli anni regalano. Nei collage di Stella Tosco c’è la volontà forse inconscia di risalire e riappropriarsi, attraverso varie e innumerevoli stratificazioni, dell’eleganza perduta, di trovarne l’anima e riportarla ai giorni nostri.

Stella Tosco presenta Collage
Stella Tosco presenta Collage

Spunti, influenze, scambi e sovrapposizioni sono esattamente l’origine del progetto collage.

Per info: ufficio stampa Alice Caudera alice.caudera@gmail.cominfo@serienumerica.it

www.stellatosco.com

www.serienumerica.it

 

Stefania Lucchetta: la Forma dell’Aria

Stefania Lucchetta- La forma dell'aria
Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Architetture indossabili, sovrapposizioni geometriche, forme organiche… le sue macchinazioni non sono sterili e fredde esercitazioni spinte ai limiti della tecnicità, ma prezioso strumento per creare un linguaggio inedito per il gioiello…. inedito e contemporaneo perché reso possibile solo da tecnologie spinte al limite superando i limiti imposti dalle tecniche tradizionali di produzione.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

La ricerca di Stefania Lucchetta punta all’applicazione delle recenti conquiste tecnologiche 3D al design del gioiello, basandosi sulla continua sperimentazione di metodi e materiali, al di là di ogni modello di produzione tradizionale, cercando di individuare nuovi segni e nuovi simboli, incapsulando la materia e l’aria, ottenendo forme leggere e facili da indossare e in grado di racchiudere in sé l’essenza stessa del nostro tempo.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Grazie alla sinterizzazione dei metalli o all’uso della stellite, delle resine bio compatibili e del titanio, sono nate negli anni le sue collezioni in edizione limitata, ai confini della design-art.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Nell’ultima collezione “Vacuum” e nelle ultime collane “Per Aspera” traspare di più l’emozione del vuoto e dell’assenza…

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Stefania Lucchetta ha così sublimato le forme architettoniche che aveva proposto con le precedenti collezioni e le ha semplificate fino ad esaltarne l’assenza di materia. Perché: “La vita non vive solo di presenze. Si costruisce su ciò che noi consideriamo assenze(cit. Pierfranco Bruni).

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Questi oggetti sono pervasi di un qualcosa il cui peso non è rilevante nella nostra conoscenza di esso. Parlo del peso del fumo, dell’aria, dell’anima, quasi fosse questa la materia, anch’essa leggera, calda e impalpabile, di cui si occupa Stefania, da porre in contrapposizione all’effetto finale, fisico-visivo, del gioiello.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Per Alexander Calder l’arte nasce Da volumi, movimenti, vuoti, scolpiti all’interno di uno spazio. La scelta di realizzare oggetti di design in cui uno degli elementi più importanti sia, in fondo, l’aria è una rivoluzione che stravolge il concetto classico e stereotipato di gioiello.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

Scegliendo di mettere in scena la leggerezza della forma e dell’aria più che la preziosità della materia, Stefania Lucchetta realizzando le sue opere, sceglie di lavorare intorno al vuoto e lo spazio piuttosto che sugli elementi tradizionali.

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria

a cura di Maria Grazia Cicala architetto   mariagraziacicala@gmail.com

Stefania Lucchetta: la forma dell’aria –INAUGURAZIONE  MARTEDI 18 APRILE-DALLE ORE 18.30 presso MATERIA corso Vittorio Emanuele II, 189 00186 Roma Italia Tel. +39 06 6861896 F.Matera@ceramicheappia.com ; info@materiaroma.com Dal 18 Aprile al 30 aprile – orari di apertura: Da Lunedì al Venerdì: 10.00-13.30 / 14.30-19.00 Sabato 10.00-13.00

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Stefania Lucchetta- La forma dell’aria