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Banjooli, by Sebastian Herkner

Banjooli,  by Sebastian Herkner, Moroso

Sedurre a passo di danza


Banjooli,  by Sebastian Herkner, Moroso

La forma della sedia, in particolare dei braccioli, è ispirata alla danza nuziale che il maschio dello struzzo – banjooli in lingua wolof – esegue per corteggiare la femmina, allargando le ali per esaltarne la bellezza. Banjooli è parte del progetto M’Afrique, una collezione di sedute immaginate dai designer e realizzate dagli artigiani africani intrecciando il filato utilizzato per le reti da pesca. Progetti non-omologati per antonomasia, diversi e originali, prodotti lavorati a mano, umani nel raccontare pregi e difetti.

Banjooli,  by Sebastian Herkner, Moroso

Struttura in acciaio verniciato e fili colorati in polietilene intrecciati a mano. Sottopiedi in PVC.

Banjooli,  by Sebastian Herkner, Moroso

http://moroso.it/prodotti/banjooli/

M’Afrique

In pieni Mondiali di calcio in Sudafrica con la canzone di Shakira Waka Waka che risuona nelle orecchie, non posso non pensare alla collezione di Moroso M’Afrique! Grande atmosfera, con colori e tessuti tradizionali dell’Africa: “l’Africa delle ricchezze e delle modernità, merita di essere conosciuta e sostenuta per l’originalità dei linguaggi creativi con cui partecipa all’arricchimento del patrimonio culturale mondiale. Il continente africano è straordinariamente ricco di espressività, di materie e di idee che sono fonte di ispirazione, nutrimento per noi, e che applicate al design sono capaci di dar vita a prodotti che esprimono tradizione e modernità, innovazione e storia, forma e bellezza”. I prodotti sono realizzati in Africa da artigiani locali: Moroso ha iniziato già dallo scorso anno ad utilizzare la tecnica dell’intreccio a mano di fili di plastica usati tradizionalmente per la realizzazione di reti da pesca, segnando il successo della collezione Shadowy di Tord Boontje, sedie, poltrone, chaise longue e uno sgabello-tavolino dalle forme leggere e divertite.

La stessa tecnica viene usata ora anche da Bibi Seck e Ayse Birsel che danno vita a una vasta serie di prodotti dalle forme piacevoli e morbide, come per esempio Madame Dakar, una gigantesca poltrona avvolgente come un’amaca. E poi la “panca” di Patricia Urquiola, come un tronco di albero seduto sulla sabbia accompagnato da un gemello piccolo, per una seduta singola, e da un tavolino. Un altro aspetto peculiare della società Africa sono i tessuti, che non rappresentano un mero prodotto materiale da scambiare o con cui vestirsi, ma incarnano anche, attraverso i decori, una sorta di testo su cui sono impresse l’identità sociale e religiosa di un popolo. 

Di grande effetto anche i tessuti disegnati e realizzati dalla senegalese Aissa Dione, simbolo del successo della creatività e managerialità femminile africana, che si avvale del suo talento pittorico per dare vita a creazioni tessili in cotone e rafia. Altri nomi di artisti africani che hanno collaborato al progetto M’Afrique: Fathi Hassan, Soly Cissé,  David Adjaye. (tratto dal comunicato stampa di Moroso del 22 aprile 2009). link sito: http://www.moroso.it  Ringrazio, come sempre, per le foto concessemi.