Archivi tag: dolci

Crema Catalana

zucchero caldo e crema fredda

contrasto delizioso….

romperlo col cucchiaino è una poesia….

 

La crema catalana è una crema di origine spagnola, tipica della regione della Catalogna. Si tratta di una crema pasticcera aromatizzata con limone e cannella, la cui particolarità principale è quella di essere preparata con uno strato di zucchero in superficie caramellato. Tradizionalmente questa operazione veniva effettuata con un disco di ferro rotondo: Ferro per cremar, dotato di apposito manico, arroventato nelle braci o sul fuoco. Dopo aver cosparso la crema catalana di zucchero, il ferro veniva appoggiato sulla crema catalana caramellandolo all’istante e producendo un piacevole contrasto tra il caldo dello zucchero e il freddo della crema.

La crema catalana esiste in diverse varianti, per esempio con la buccia d’arancia al posto del limone, che si sposa molto bene con la cannella, oppure con altre spezie al posto della cannella, come i semi di finocchio. L’istituto catalano del vino consiglia di accompagnarla con acqua.

Ingredienti: 8 porzioni : 1 litro di latte intero; 4 rossi d’uovo; 3 cucchiai di maizena; 200gr di zucchero (+ quello che serve per il caramello con il ferro);  2 stecche di cannella e a scelta una spolverata di quella in polvere; scorza di arancia e limone.

Versate il latte, la buccia di limone e di arancia e la stecca di cannella in un pentolino. Lasciate bollire il tutto, poi togliete dal fuoco, lasciate raffreddare.

Separate il tuorlo dall’albume. In un altro pentolino, dove si preparerà la crema, mischiate i tuorli e lo zucchero, girandoli bene fino a ottenere una crema di colore più chiaro. In una casseruola a parte diluite la maizena con il latte, aggiungete tuorli e zucchero, mischiate versando lentamente il latte preparato precedentemente. Cuocete a fuoco lento e portate a ebollizione, affinché la crema si addensi bene. Versatela in ciotoline singole, aggiungete lo zucchero sopra ogni singola coppetta e caramellate, con l’apposito ferro per cremar, un disco di ghisa con un lungo manico precedentemente arroventato sul fuoco. Un consiglio….sciacquate ogni volta il ferro.

Ricetta e foto sono della mia amica Gloria…che ringrazio per la riuscita serata spagnola!

 

Torta all’arancia

L’ARANCIA

Un’ arancia sulla tavola

il tuo vestito sul tappeto

E nel mio letto tu

Dolce presente del presente

Freschezza della notte

Calore della mia vita.

Jacques Prévert

Copyright Anke Merzbach

Ingredienti: 3 uova; 300 gr. di zucchero; 300 gr. di farina; 3 arance spremute; olio ½ tazza; 1 bustina di lievito, sciolta in pochissima acqua tiepida.

 

Torta semplicissima ma ottima, magari accompagnata con una salsa di marmellata o di cioccolato….

Amalgamare tutti gli ingredienti e lavorare bene aiutati da un frusta…..

Cuocere in forno a 200° per circa 30 minuti….

Buona domenica!

Mousse al cioccolato….e….

Come dice Isabel Allende in Afrodita la Mousse al cioccolato è ….

 

il dolce afrodisiaco per eccellenza,

tassativo in un buon ristorante ed esplicito invito all’amore.

Ne esistono molte versioni….Se si smonta, resta impassibile,

fai credere che è riuscita esattamente come la volevi

e servila in coppette larghe.

Ma se è proprio impresentabile,

usala come crema per massaggi sensuali

Ingredienti per 10 persone: 3 tuorli; 4 albumi montati a neve; 500 gr. di panna montata; 250 gr. di cioccolata amara sciolta a bagnomaria (cioccoblocco Perugina); 1 o 2  cucchiaini di caffè.

Sciogliere a bagnomaria la cioccolata e aggiungerla ai tuorli e al caffè, precedentemente lavorati; aggiungere velocemente la panna infine le chiare montate a neve…

Mettete in frigo per almeno due ore prima di servire….

Decorazioni: smarties o mandorle sbriciolate…

 

Mousse al caffè   (ricetta della mia amica Gloria)

 

Ingredienti per 10 persone: 1 macchinetta di caffè da 3-4 persone; 100 gr. di zucchero; 80 gr. di mandorle spellate; 8,3 di colla di pesce in fogli; 500 gr. di panna montata.

Mettere a bagno i fogli di colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti, poi strizzarli e scioglierli a bagnomaria. Preparare il caffè.

Tritare le mandorle lasciandole a granella, caramellate lo zucchero e una volta sciolto versate il caffè e aggiungete la colla di pesce.

Unite al tutto la panna montata e mettete in frigo per almeno due ore, prima di servire.

 

“Si nu’ babà”

Un dolce che della semplicità ne ha fatto il suo emblema!

E si perché ….

”Sono le cose semplici che mozzano il fiato” come dice M.K. Gandhi

Un dolce equilibrato…. Esprime saggezza, libertà, non vana sete di apparire, perché consapevole del proprio valore. Può cimentarsi con qualunque gusto, attraversare tutti gli ambienti possibili, mostrando garbo ed eleganza nei sapori, inebriando con il profumo di sé, della bagna al rum, autentica emozione del cuore di chi lo incontra. La sua pasta, infatti, è solo appena dolce, la vera dolcezza viene dal rum che rappresenta la sua capacità insaziabile di ricerca e di conoscenza, il sublimarsi continuo del pensiero.

Bontà, equilibrio e discrezione….( tratto da http://www.baba.it/)

Detto ciò, proviamo a darne una versione…la ricetta è di una mia cara amica Marinella:

Ingredienti: 6 uova; gr 360 farina; gr 40 lievito di birra; gr 250 burro; un pizzico di sale;1 cucchiaio zucchero.

Impastare il lievito di birra con un cucchiaio di acqua, 25 gr di farina e un cucchiaino di zucchero. Lasciare lievitare finchè non è raddoppiato di volume.

Pronto il lievito, travasarlo in una terrina e aggiungervi lo zucchero e le uova. Date una prima impastata, in modo che gli ingredienti si amalgamino e aggiungete il burro morbido, un pizzico di sale e lavorare con un’impastatrice dotata di frusta a gancio o a mano, per una trentina di minuti, a velocità media.

Nel caso optiate per la lavorazione a mano, c’è da dire che questa è lunga e fondamentale per la buona riuscita del dolce. Lavorandolo, l’impasto è pronto quando diventa molto elastico, deve diventare una palla che si stacca dalle pareti del contenitore.

A questo punto, coprite la ciotola con un panno e lasciate riposare l’impasto in luogo tiepido fino a quando questo non avra’ raddoppiato il suo volume. Imburrare uno stampo con il foro centrale e disporvi l’impasto, che non ne deve occupare più di un terzo del volume lasciare lievitare coperto con un panno e al riparo da correnti d’aria per circa due ore, comunque deve raddoppiare il suo volume; infornare in forno già caldo a 180 C° Dopo 20 o 30 minuti il babà sarà ben dorato e cotto.

Durante la cottura del babà preparare lo sciroppo, ponendo sul fuoco 16 cucchiai di zucchero in poca acqua; lasciar bollire per un paio di minuti e, a fuoco spento, aggiungere 8 bicchierini di rhum.

Sfornare il babà capovolto ed innaffiarlo ancora caldo con lo sciroppo, facendo attenzione a distribuire bene e lentamente lo sciroppo sulla sua superficie, perchè innaffiato il babà tende a sgonfiarsi un po’.

Può essere servito semplice, con panna montata più frutta a piacere, oppure con crema pasticcera e amarene sottospirito, o con gelato di zabaione.

Gustatevelo….meglio, se insieme agli amici!….

 

“Lo strano caso del Tiramisù”…

“Non tutti possono diventare dei grandi artisti ma un grande artista può celarsi in chiunque” (RATATOUILLE)


E’ un dessert immediato, avvolgente e vellutato, con un giusto equilibrio ottenuto dalla dolcezza del mascarpone, l’amarezza del cacao, e dalla consistenza del pavesino leggermente tuffato in una bagna di caffè e alchermes…

Degustare questo dolce è come viaggiare nei ricordi di bambino, nella forma cremosa del mascarpone…… è la madeleine di Proust, ovvero quel gusto semplice ma antico, pieno di ricordi e carico di aspettative: davanti al Tiramisù siamo come dei bambini di fronte ad un negozio di cioccolata, affascinati e sconvolti da tanta bellezza…..

Abbandonate i sensi di colpa e preparatevi a soddisfare ogni dolce tentazione! Che male c’è a preparare e gustare un dolce dessert che vi rallegrera’ la giornata?….

Si può realizzare in tantissimi gusti, io continuo a preferire il classico al cioccolato amaro, ma d’estate lo preparo alle fragole o con la granella di nocciole tostate….molto buono, ve lo consiglio!

Ingredienti: (circa 8-10 persone)

500 gr. di mascarpone (io usavo Optimus,  ma visto che è difficile trovarlo, sono approdata al Granarolo); 1 pacco e 1/2 di pavesini formato famiglia; 5 cucchiai di zucchero; 3 tuorli; 3 chiare montate a neve; caffè (1 tazza, circa); alchermes; polvere di cacao amara.

Preparare l’impasto unendo i rossi d’uovo con lo zucchero, lavorate bene con la frusta, preparate il caffè, in modo che si freddi. Infine montate a neve la chiare e alla fine aggiungete 1 cucchiaino di zucchero per non farle smontare. Prendete una ciotola e mettete il mascarpone, lavoratelo con l’impasto preparato precedentemente, e aggiungete le chiare montate a neve unendole dal basso in alto senza girare (per evitare che si smontino).

A questo punto sarete pronti per fare il tiramisù: sul tavolo aprite i pacchetti dei pavesini e in una ciotola preparate la bagna: metà caffè e metà alchermes. Prendete una teglia per circa otto dieci porzioni e iniziate a riempirla con i pavesini precedentemente bagnati, velocemente, nella bagna. Ponete il primo strato con i pavesini messi in modo parallelo e contemporaneamente mettete i pavesini messi di costa sul bordo; procedete con il secondo strato disponendo i biscotti in modo perpendicolare al primo. Alla fine di ogni strato mettete una giusta dose d’impasto a base di mascarpone e sullo strato finale spolverate di cacao amaro.

Per eseguire il tiramisù con la granella di nocciole, dovete sostituire l’alchermes con un liquore di nocciole (sempre unito al caffè) e il cacao amaro con la granella di nocciole.

Per eseguire il tiramisù con le fragole, dovete preparare in anticipo le fragole condite con il maraschino e lo zucchero in modo che si macerino. Quindi la bagna sarà costituita dal sugo delle fragole (maraschino e zucchero); il cacao amaro verrà sostituito dalle fragole, che saranno anche inserite nel primo strato sopra al mascarpone.

Spero di avervi allietato la giornata! Buon dolce a tutti!…e vi lascio con Marcel Proust:

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….”

(Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

 

 

 

 

Cannoli alla crema di zenzero

Ingredienti per 12 cannoli: Pasta sfoglia 1 confezione- cannoli di alluminio – latte 300 g – zucchero 90 g- granella di zucchero – farina 25 g – 4 tuorli di uova- un baccello di vaniglia- zenzero fresco e candito, secondo il gusto personale.

Portate a bollore il latte aromatizzato con la vaniglia e alcune rondelle di zenzero fresco, poi versatelo sui tuorli già amalgamati con la farina e lo zucchero. Filtrate il composto raccogliendolo in una pentola e, mescolando, fate cuocere la crema per circa 5′, poi fatela raffreddare e riempite i cannoli precedentemente preparati premendone la parte finale in un trito di zenzero candito.

I cannoli li preparate prima avvolgendoli intorno agli stampi a forma di cannolo, e passandoli, solo da una parte, nella granella di zucchero. (andate a vedere la mia ricetta dei cannoli con la crema al torroncino).

Io li servo con un pò di zenzero candito…..e viste tutte le proprietà dello zenzero, magari ci aiuta anche a digerire!