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Paola Paronetto – paper clay

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico.


Paola Paronetto – paper clay

Sono oggetti che catturano lo sguardo, quelli della designer e ceramista Paola Paronetto.

Paola affonda le proprie radici nella tradizione, rifacendosi all’esperienza del nonno, scultore. Per questo le sue ceramiche sono sculture prima ancora che oggetti d’arredo. Propone una personalissima interpretazione delle antiche tecniche di lavorazione della ceramica, in particolar modo della tecnica raku, metodo d’origine giapponese che riesce a rendere compiutamente la bellezza delle forme naturali e ad esaltarne le imperfezioni, rendendo ogni pezzo diverso ed irripetibile.

Paola Paronetto – paper clay

Il paper clay prende il suo particolare volto dalle texture marcate di carta e cartone, cellulosa e fibra aggiunti all’interno dell’impasto ceramico prima della cottura.

Dall’impasto dell’argilla con carta sbriciolata o particelle di fibre vegetali, come cotone o lino, Paola Paronetto trae un impasto di maggior duttilità, in grado di conferire ai suoi oggetti un suggestivo mix tra una quasi fragile leggerezza visiva e una solo apparentemente antitetica robustezza al tatto.

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico, per forma, rispetto a tutti gli altri.

Le superfici, irregolari al tatto, rinsaldano il legame col mondo vegetale, già evidente nelle scelte di design.

Paola Paronetto – paper clay

Elementi d’arte e d’arredo contemporaneamente, le creazioni Metropoli, Isola e Ninfee di Paola Paronetto sono impermeabili, lavabili e perfetti per contenere fiori o oggetti di ogni genere.

www.paolaparonetto.com/

 

Quintessence

Quintessence Maria Bubuioc e Mihai Stamati

Fibre naturali e tecniche antiche sono le protagoniste del progetto Quintessence

 


Quintessence Maria Bubuioc e Mihai Stamati

Sarà che il trend ecofriendly dalla moda è approdato alla casa, sarà che il settore dell’arredo  ormai offre un’infinità di prodotti di fronte ai quali ci si sente quasi smarriti, che si ha sempre più voglia di ritrovare la qualità e la semplicità di una volta.
È proprio guardando al lavoro delle generazioni che li hanno preceduti, generazioni di artigiani (o semplici contadini) che trasformavano sapientemente i prodotti della loro terra in oggetti di uso quotidiano, che Maria Bubuioc e Mihai Stamati hanno deciso di dare vita al progetto Quintesse. Romena classe 1990 lei, moldavo classe 1985 lui, Maria e Mihai avevano un obiettivo ben chiaro: riportare alla luce tecniche antiche ormai quasi scomparse e incoraggiare l’artigianato locale dei loro paesi di provenienza.

Quintessence Maria Bubuioc e Mihai Stamati

Lavorando a stretto contatto con gli artigiani, i due giovanissimi designer hanno potuto riscoprire le antiche tecniche e le innumerevoli proprietà di materiali naturali quali lino, canapa, lana e vimini. È combinando un sapere secolare tramandato di generazione in generazione con fibre tessili naturali e semplici strutture in legno che è nata Quintessence. La collezione di arredi – che comprende un lampada, una sedia a dondolo, un tappeto, un coffee table, una famiglia di pouf e una panca – è molto più di una semplice linea di mobili in materiali naturali. È piuttosto il risultato di un’indagine culturale, di un ritorno alle origini, di una voglia di ritrovare quelle radici e quelle tradizioni che nel mondo della globalizzazione e del consumismo sono andate perdute.

Quintessence Maria Bubuioc e Mihai Stamati

http://quintessencestory.wixsite.com/design

 

Design di sale: Erez Nevi Pana

Erez Nevi Pana

 

Il decadimento come parte del progetto …

 


Erez Nevi Pana

Il sale è come la cenere, un sinonimo dell’albedo: è la pietra bianca, il sole bianco, la luna piena, la fertile terra bianca, purificata e calcinata ecc.. Uno dei principali significati del sale è quello di anima, come sostanza bianca e in quanto “donna bianca”, il sale cristallino, il sal magnesiae nostrae (per gli alchimisti la magnesia ha di norma il significato di sostanza arcana), è una “scintilla dell’anima del mondo”. (nellanimoantico.blogspot.it)

Erez Nevi Pana

Erez Nevi Pana si è diretto nel punto più basso del pianeta, ad Embokek, la zona più meridionale del Mar Morto per elevare il sale, elemento dominante di questa terra, a design. Dopo una fase di realizzazione dei suoi pezzi in legno in un laboratorio a Tel Aviv, il designer israeliano immerge le sue realizzazioni nelle acque salatissime del Mar Morto per poi riprenderle dopo un lungo o breve periodo di vita subacquea e renderle oggetti di design.

Erez Nevi Pana

Otto pezzi per ogni oggetto, un design da collezione, in cui la natura è profondamente coinvolta nel processo di produzione. È proprio questa l’anima del suo pensiero: l’unione del mare, del sole, dell’elemento naturale con un design che si trasforma quasi in arte concettuale. I materiali non convenzionali e la sperimentazione di processi naturali e sostenibili rendono estremamente originali e sopra le righe le opere del designer israeliano che si è spinto anche a pensare al sale come vero e proprio materiale da costruzione.

Erez Nevi Pana

http://papipana.com/

 

RTB Lamp di Vincent Dechelette

RTB Lamp Di Vincent Dechelette

La lampada RTB è una piccola lampada da tavolo portatile. L’acronimo RTB („ready to blow/bright” pronta per soffiare/illuminare) è costruito sull’espressione inglese e fa riferimento alla funzione iniziale del diffusore, una preforma in PET comunemente usata per le bottiglie in plastica soffiata.

RTB Lamp Di Vincent Dechelette

La base in marmo è realizzata in un materiale composito di vetro riciclato, pietra e polimeri. Lo scopo è sublimare e trasporre un prodotto semilavorato senza valore, in un oggetto d’arte messo in risalto dalla luce. La calotta determina la tensione del pezzo e funge da sede in cui alloggiare la fonte luminosa piatta a LED.

http://www.vincentdechelette.com/rtb-lamp/

PIANTA LA MATITA!

Sprout

Basilico, salvia, timo, pomodoro, menta… e ancora, calendula e non ti scordar di me. 12 tipi di semi, si trovano in una capsula all’estremità della matita. Quando questa diventa troppo corta per essere usata, basta piantarla con la punta rivolta verso l’alto e innaffiarla.

Sprout

La capsula comincia a sciogliersi rilasciando i semi all’interno della matita: inizia così il processo di germinazione. Nel giro di qualche settimana ecco comparire erbe, fiori e frutta.

Sprout

E’ «Sprout», che in inglese significa «germoglio», un’idea di un gruppo di ingegneri meccanici e designer di prodotto del Mit, il Massuchussets institute of technology, una delle università scientifiche migliori al mondo. Il progetto si è concretizzato grazie ai quasi 40 mila dollari raccolti sul sito di crowdfunding Kickstarter: ora la matita «verde» è diventata una società a tutti gli effetti con una sede anche in Danimarca.

Sprout

 

Io l’ho comprata ieri al Bookong del Mart….

http://plantyourpencil.com/

Packaging biodegradabile: il caso CARLSBERG

Packaging biodegradabile: il caso CARLSBERG

Green Fiber Bottle

La prima bottiglia al mondo realizzata in fibra di legno, proveniente da fonti sostenibili e carta da macero, che rivoluzionerà anche il feeling con l’utente.


 

Packaging biodegradabile: il caso CARLSBERG

Carlsberg, la nota società produttrice di birra danese, sta sviluppato la prima bottiglia di birra interamente biodegradabile.

Il prototipo era stato presentato nel 2015 e si conta di lanciarlo sul mercato entro il 2019. La bottiglia è più leggera delle alternative in plastica e può essere realizzata in diverse forme e dimensioni. Il materiale impiegato è un composto di fibre del legno sviluppato in collaborazione con EcoXpac e gli alberi impiegati per ricavarne le fibre vengono ripiantati mano a mano che vengono abbattuti. La società è partita dalla creazione della Carlsberg Circular Community con il fine di ripensare il design e la produzione dei packaging del brand per eliminare gli sprechi e ottimizzare i materiali. Il risultato è un aumento del riuso e del riciclo.

Packaging biodegradabile: il caso CARLSBERG

Una bottiglia a zero emissioni potrebbe tornare utile non solo per il marketing aziendale, ma anche per l’ambiente della Terra, visto che nel 2013 il gruppo ha venduto 36 miliardi di bottiglie nel mondo.

Progettata in collaborazione con la società di imballaggio ecoXpac, l’Innovation Fund Denmark e l’Università tecnica della Danimarca. Potrebbe rilevarsi una rivoluzione epocale nelle modalità di confezionamento e distribuzione delle bevande questo perché, a differenza delle bottiglie di cartone presentate dalla PaperBoy Wines, al cui interno è presente una membrana di plastica necessaria alla modellazione e per rendere resiste la confezione al ghiaccio, le “bottiglie verdi” di Carlsberg potranno essere riciclate con il normale cartone/carta e si decomporranno naturalmente. Anche il tappo, notoriamente costituito da materiale difficilmente riciclabile, sarà realizzato in fibra di legno.

Un packaging rivoluzionario che, quasi sicuramente, sarà facilmente personalizzabile e quindi utile per la realizzazione di collezioni temporanee e/o partnership localizzate.

Oggi il mercato della birra è in crescita, riesce a coinvolgere un pubblico sempre più variegato, e una bottiglia a zero emissioni fornirebbe una spinta creativa al settore. Carlsberg vuole arrivarci prima di tutti, senza mai perdere di vista la qualità del prodotto. Nel caso in cui la Green Fiber Bottle diventi realtà, tutti i produttori di bibite dovranno adeguarsi.

www.carlsbergitalia.it/