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La Biennale di Venezia: “una Mostra ispirata all’umanesimo”

Biennale di Venezia photo MGC

L’edizione di quest’anno, la 57esima della Biennale, è stata curata dalla francese Christine Macel ed ha come titolo “Viva arte viva”. La curatrice ha definito questa esposizione «una Mostra ispirata all’umanesimo, un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell’uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell’uomo, attraverso l’arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.»


Biennale di Venezia photo MGC Roberto Cuoghi

Profondo e bellissimo il padiglione Italia

L’assenza di luce e atmosfere al confine tra intimità e inquietudine caratterizzano i tre interventi installativi che compongono Il mondo magico ospite del Padiglione Italia. Sotto la curatela di Cecilia Alemani, Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò hanno dato forma a una triade di interventi ben distinti eppure complementari, giocati sul filo della percezione e di una imprescindibile complicità visiva con lo spettatore. Tocca a Roberto Cuoghi accogliere il pubblico, avviluppandolo in un clima buio e spesso, da cui emerge un percorso luminoso e plastico attraverso lo spazio, che collega idealmente le “stazioni” di una vera e propria fabbrica di soggetti devozionali, ispirati al testo medievale di dottrina cristiana Imitatio Christi, da cui trae spunto il titolo dell’opera.

Biennale di Venezia photo MGC Roberto Cuoghi

Materia organica e riferimenti spirituali conducono lo sguardo verso l’installazione di Adelita Husni-Bey. Avvolta dalle tenebre, The Reading / La Seduta affianca il linguaggio del video a quello dell’intervento scultoreo restituendo un’indagine su questioni delicate come la razza e il genere e traendo spunto dall’universo dei tarocchi per discutere le tante sfumature che accompagnano la nozione di terra. Il risultato è un ambiente raccolto ma non del tutto sicuro, dove la materia è latrice di una velata incertezza e la pratica didattica è il cuore pulsante del progetto.

Biennale di Venezia photo MGC Roberto Cuoghi

MONDI SOMMERSI

L’aspetto ambientale gioca un ruolo di primo piano anche in Senza titolo (La fine del mondo), l’intervento realizzato da Giorgio Andreotta Calò al termine di un iter espositivo che assorbe i sensi di chi lo percorre. Una rigorosa infilata di tubi da ponteggio – animati, nei punti di congiunzione, dalla riproduzione di grandi conchiglie – è sormontata da una piattaforma di legno, base di appoggio di un mondo capovolto e sommerso. Accedendo al piano superiore, infatti, lo sguardo diviene preda di un effetto ipnotico: le travi del soffitto si riflettono in uno specchio d’acqua profondo una trentina di centimetri, del quale l’occhio fatica a cogliere la superficie. Un omaggio straniante a La fine del mondo dell’antropologo Ernesto de Martino, in un gioco specchiante tra l’universo degli inferi e quello terrestre. (Arianna Testino)

Biennale di Venezia photo MGC Senza titolo (La fine del mondo),  Giorgio Andreotta Calò

L’esposizione sarà aperta al pubblico da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017 nei Giardini dell’Arsenale di Venezia.

Saranno in mostra le opere di 120 artisti – provenienti da 51 paesi – 103 dei quali esordiscono per la prima volta alla Biennale. Il Padiglione Italia sarà curato quest’anno da Cecilia Alemani.

 

Biennale di Venezia photo MGC Installazione di Adelita Husni-Bey

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