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VITRA e Maharam…ad Art Basel

Maharam -Francesco Simeti NewWorld-

Per Art Basel, la VitraHaus ha presentato Maharam Progetti Digitale, un insieme ampio e ben curato di grandi installazioni a parete con stampa digitale. Maharam progetti digitali sono creati da artisti emergenti ed affermati, fotografi, illustratori, designer di moda e grafica.

Sette opere selezionate offrono uno sfondo drammatico e si fondono perfettamente con gli ambienti arredati Vitra.

Le lampade Akari di Isamu Noguchi si mescolano con ritmo silenzioso, un arazzo galleggiante composto da centinaia di aquiloni in tradizionale carta di riso e bambù fatti a mano dall’artista Jacob Hashimoto.

 

 

Maharam -Hashimoto Silent Rhythm legend -

 

 

 

Maharam progetti digitali offrono una sofisticata gamma di contenuti, come alternativa alla grande arte e finiture murali costose sia per interni commerciali che residenziali. Stampato con inchiostri a pigmenti resistenti agli UV, su un supporto in lattice, sono destinati ad essere applicati direttamente a parete. La stampa digitale è un mezzo agile, che permette un’immagini illimitate e complessità di colori in una dimensione inaspettata. Sede a New York Maharam offre una vasta collezione di tessuti per finiture.

…sulle Installazioni…..


Le piante costiere di Cecilia Edefalk

Cecilia Edefalk vive a Stoccolma, pittrice, fotografa e scultrice e lavora anche nel cinema. Edefalk prende un approccio approfondito seriale per la sua materia, spesso duplicando e trasformando un motivo singolo attraverso il suo processo investigativo. Composta da più di 200 acquarelli dipinti nel corso di un periodo di tre anni passati in giro per il litorale europeo, l’opera Le piante costiere parla dell’impegno della Edefalk riguardo la rappresentazione espressiva, come per il suo interesse per la meccanica, plasma la creazione e la percezione dell’immagine dipinta.

Cecilia Edefalk © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam-Cecilia Edefalk CoastalPlants-

Nuvole olandesi Karel Martens

Karel Martens è un grafico olandese specializzato in tipografia. Martens si è laureato alla Scuola d’Arte di Arnhem, dove ha iniziato ad insegnare nel 1977. L’opera Nuvole olandesi ricrea una fotografia del cielo preso il giorno della nascita del nipotino.

Karel Martens © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint -Karel Martens DutchClouds-

Nuovo Mondo di Francesco Simeti

Francesco Simeti, un artista nato in Italia che vive e lavora a New York e in Sicilia, utilizza le immagini dei mass media nascoste in un motivo decorativo per puntare a un sottotesto più scuro. Nel Nuovo Mondo, richiami di caccia e di uccelli giocattolo messi in movimento si trova in mezzo a una vigna fiorente di illustrazioni Audubon ibride.

Francesco Simeti © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam- Francesco Simeti Nuovo Mondo -

In questo giorno di Maira Kalman

Maira Kalman vive a New York illustratrice, autrice e disegnatrice. Con curiosità, compassione e senso dell’umorismo, la Kalman registra le assurdità della vita moderna, che osserva come un avido passante, viaggiatore, lettore, collezionista. Nell’opera In questo giorno raccoglie le molte visioni e ricordi che popolano la vita della Kalman nel sogno e nella realtà.

Maira Klaman © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint -Maira Klaman OnthisDay -

Renard 2 di Harmen Liemburg

Harmen Liemburg è un graphic designer, incisore e giornalista che vive ad Amsterdam. Liemburg inizialmente ha studiato geografia sociale e cartografia prima di perseguire una laurea in disegno grafico presso la Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Per Renard 2, Liemburg ha digitalmente combinato incisioni per creare una moderna composizione piena di malizia.

Harmen Liemburg © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam-Harmen Liemburg Renard2-

Il ritmo silenzioso di Jacob Hashimoto

Jacob Hashimoto è un’artista che vive tra Verona e New York. Le sue installazione tridimensionale  a parete, sono composte da centinaia di aquiloni in tradizionale carta di riso e bambù fatti a mano. Utilizzando un monofilamento nero, gli aquiloni sono disposti in un arazzo galleggiante, formando una matrice complessa che è allo stesso tempo densa ed eterea. Il ritmo silenzioso è un assemblaggio digitale frammentario di 64 fotografie che documentano un’installazione di Hashimoto per Maharam progetti digitali.

Jacob Hashimoto © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam -Hashimoto Silent Rhythm legend-

Toro da Sarah Morris

Sarah Morris è una pittrice e filmmaker che vive e lavora a New York e a Londra. Le sue grandi tele ritraggono in maniera astratta i modelli complessi dell’ambiente urbano architettonico. Le sue composizioni spesso impiegano una struttura rigorosa contenente forme dai colori vivaci in una struttura a griglia.

Sarah Morris © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint-Sarah Morris Taurus-

www.vitra.com/

ringrazio Laura Maifreni per il materiale concessomi.

MAXXI…papaveri a Roma…….

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Un’isola….un arcipelago…di MAXXI papaveri, immagine evocativa….. che si staglia sull’avveniristica architettura di Zaha Hadid…..da vivere..godendo di un pò di ombra, di giorno….. e illuminata di notte per le serate del MAXXI……

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Al  MAXXI la prima edizione italiana dell’affermato Young Architects Program, di concerto con il MoMa.
Il programma YAP, che a New York è giunto alla sua dodicesima edizione, prevede che ogni anno uno studio di architettura emergente progetti un’installazione capace di fornire uno spazio per il programma di eventi estivi del museo e un luogo con “ombra, acqua e spazi per il relax” ai visitatori.

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

L’obiettivo, oltre che sottolineare la natura di spazio pubblico del giardino del MAXXI, è promuovere progettisti innovativi e sensibili ai temi della salvaguardia dell’ambiente.
Gli spazi esterni del museo, trasformati in un giardino di isole verdi grazie al progetto WHATAMI dello studio stARTT (Simone Capra e Claudio Castaldo), ospiteranno  le serate estive del MAXXI con eventi dedicati alle diverse declinazioni delle arti contemporanee. (tratto da http://www.tafter.it/)

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Home-Office

home office- parete ufficio-

Ancora sul Bianco…. con pennellate di rosso….

L’obiettivo è quello di creare un ambiente confortevole per il lavoro e per la vita domestica. In linea con i criteri minimal-decor questo progetto si caratterizza per l’impiego di pochi elementi, scarni nel disegno e per l’utilizzo di tonalità omogenee, per lo più chiare, ravvivate da un elemento di luce. La scelta di allestire in modo quasi grafico pochi elementi di arredo restituisce un senso di dilatazione allo spazio e di maggiore attenzione  verso gli oggetti.

Data la tipicità ed il rilievo che il progetto assume si è pensato di valorizzare lo spazio sotto tutti i punti di vista; l’home-office non deve assumere allora solo il carattere di ambiente di lavoro, di “fabbrica dell’informazione” la cui unica prerogativa è il funzionalismo, ma deve coscientemente accettare   la specificità di uno spazio “atmosferico” in cui il lavorare, lo stare o il semplice transitare deve suscitare un’emozione che si prova solamente con la consapevolezza di “vivere” in un luogo unico nel suo genere.

zona Living-office tavolo Baxter sedie Eames

Anche l’ingresso quindi, viene ad assumere conseguentemente un ruolo fondamentale, questo spazio si dota di un “ambiente filtro” idoneo ad accogliere e preparare gli ospiti. L’ingresso, il corridoio e la  parete ufficio sono i tre elementi su cui ruota la progettazione dell’home-office. L’ingresso ovale, prettamente di rappresentanza, reca un’opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos, olio e bicomponente acrilico e trasparente su tela, da non scambiare con l’ennesimo monocromo nero. (Ne ho già ampliamente parlato in questo blog, nel precedente articolo: Il dipinto nero nella sala ovale).

ingresso -opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos-

L’accesso avviene attraverso un corridoio sinuoso e poi rettilineo che invita l’ospite-cliente ad inoltrarsi nella parte più intima dell’abitazione-ufficio. La parete office, vero nerbo della progettazione, un po’ una rivisitazione anni ’70, è stata ricavata da una modellazione della pelle, scavandola e piegandola. I chiaro-scuri che si ottengono con l’illuminazione sia naturale che artificiale fanno vibrare i volumi.

zona Living

La zona soggiorno divisa dalla zona ufficio da una libreria, è sempre in stile Seventies con un ampio divano di Edra Mazzei che ne sottolinea lo spazio e un controsoffitto di colora tortora e luminoso e un quadro dinamico rosso dell’artista Alessandro Bulgini, della serie Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, olio e smalto al silicone su tela. Di fronte al soggiorno un’ampia parete vetrata ritaglia la zona della cucina Boffi di taglio moderno e di colore anch’esso tortora e con un’opera dell’artista Giombattista Castagnetta.

zona living

Accanto alla zona office c’è la zona notte separata fisicamente e visivamente da una zona rialzata, una sorta di pedana nera; come nero è il bagno padronale  con arredi della Moab e con degli accessori rossi.

bagno padronale

L’atmosfera generale dell’intervento crea dunque, un’ambiente confortevole basandosi sul colore bianco assoluto reso energico solo da alcuni arredi e opere artistiche nelle tonalità del rosso acceso quasi a voler creare un fil rouge di continuità.

zona Living

Due parole in più sull’opera di Alessandro Bulgini. Il quadro rosso, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, mercato della carne fa parte di un’opera composta da sei tele di 1,30 per 2 metri, in cui, su un fondo rigorosamente rosso, emerge il grande soggetto chiaroscurato dell’uomo orientale che sorregge un quarto di bue. – Anno 1997 – olio e smalto al silicone rosso su tela.

Con questo titolo, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, Alessandro Bulgini, a partire dal 1993 fino alla fine degli anni ’90, prende una posizione determinata nell’ambito della sua pittura, prima di allora sperimentale e di ricerca, che lo farà proseguire per parametri concettuali e formalismi compositivi di estremo rigore. La data nel titolo (6 giugno) indica il giorno di nascita dell’autore, insieme alla citazione del capovaloro impressionista Le Dejeuner sur l’herbe, naturalmente preso in prestito ad Edouard Manet, induce il fruitore ad un depistaggio mentale che da una parte ostenta un atteggiamento provocatorio, dall’altro fa sovvenire un contesto artistico apparentemente lontanissimo dalla dialettica reale dell’autore. Una titolazione assolutamente fuori luogo sembra capovolgere l’intera struttura di un’opera. Bulgini procede proprio in questa direzione. Egli sostiene che “bisogna avere il coraggio di esere bugiardi”. L’artista infatti introduce una serie di suggerimenti, di rimandi, di accenni che stanno a mezz’aria e che non sono sviluppati, come dire lasciano aperte molteplici possibilità interpretative supponibili ma senza una verità univoca, come direbbe Adorno: “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”. Si tratta di tre elementi tra loro contrastanti che ricorrono in tutti i suoi lavori, tre cifre costanti che sono il titolo come primo riferimento, il soggetto, o meglio la scena che si svolge in campo, eseguita in bianco e nero con un estremo rigore tecnico e il cromatismo enfatizzato, il rosso totale che avvolge e definisce l’intera superficie dell’opera.

Il titolo ha dunque un prefisso ricorrente: 6 giugno Le Dejeuner sur l’herbe, il quale è seguito da un suffisso stabilito da numeri che si riferiscono ad un’ora: un istante del quotidiano preso in analisi dall’artista.

Le figure orientali ritratte in stile iperrealista, categoricamente in bianco e nero, illustrano tensioni, situazioni forti, costruite ad hoc, in un sottile e sublimato, per dirla con Artaud, “Teatro della Crudeltà”, perché tali figure umane sembrano proprio collocate su un palcoscenico o nel mezzo di un set foto/cinematografico. Il tutto è contornato dal colore aggressivo e passionale per eccellenza, il rosso che assume anch’esso una duplice friuzione: riesce a trasmettere calore, amore, passione ma può anche infondere aggressività, violenza, fino alla sensazione di “istante apocalittico” atemporale, definito immaginalmente da un’ipotetica esplosione nucleare.

Le opere di Alessandro Bulgini sono anche autobiografiche. Esse scandiscono il tempo che trascorre in una sola giornata, il 6 giugno, appunto. La data di nascita è presa come riferimento per raccontare di solitudini, di dubbi, di attese, di empasses cerebrali, di contraddizioni e di ribellioni personali nei confronti della stessa esistenza.

(Testo tratto da una recensione di Dario Salani)

Alessandro Bulgini-Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno- opera completa

 

Progetto studio CastagnettaeCicala – Foto arch. Luigi Filetici

Alessandro Bulgini Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno-

http://www.gallerianicolaricci.net/alessandro_bulgini.html – http://www.adrart.it/Area24ag/bulgini.htm

zona living

Il Nuovo Mondo di Octavio Floreal: nuove emozioni

 

“L’arte è un rito comunicativo nel quale si mostra una riflessione sull’atto creativo, l’oggetto finale e i sentimenti che lo muovono. In questa maniera, il vuoto si carica di significato, espandendo il pensiero sia dell’opera che dello spettatore.”

Octavio Floreal solca l’astratto per immergersi nella realtà, partendo da esperienze personali fino ad arrivare a pensieri universali. Crea frammenti di significati che poi ricompone sotto forma di note musicali o versi poetici trasportando questi aspetti dalla realtà fino all’esperienza estetico-visuale….. (Giovanni Contanti)

In questa surreale installazione, “Il Nuovo Mondo, che vi presento oggi, presentata per Emufest 2010, Octavio Floreal accosta il suo “Il Nuovo Mondo” al settore della musica elettroacustica, che io adoro e seguo da sempre. Surreale perchè supera la dimensione del reale ed è capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche, rivelando il lato più profondo della psiche umana.

Installazione tenutasi presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma dal 14 al 21 novembre la sua opera si allunga sul concetto di arte e, grazie ad un’iterazione video-musicale realizzata da Giovanni Costantini e Massimiliano Todisco, attraverso un algoritmo di sintesi sonora realizzato da Luigi Marino, si rende possibile l’impossibile: dare forma ai grani musicali, sfumature sonore impercettibili all’udito che vivono “incastonate” nello spazio che intercorre tra una nota e l’altra, e restituirne la voce. Come?

Il Nuovo Mondo” di Octavio Floreal, è una scultura formata da un sistema di cerchi non concentrici. Lì, forze, peso e momenti delle forze stesse, sono perfettamente bilanciate. Ad ogni cerchio che compone il gruppo scultoreo, vengono accostati dei cavi di nylon, collegati agli elementi che compongono l’opera (realizzati in acrilico su carta, fil di ferro e plastica trasparente). Ed è proprio quando la scultura si muove che si genera una nuova energia dove, l’attrito trascurabile, garantisce l’assoluta dinamicità della scultura ora non soltanto visibile e tangibile ma udibile e cangiante rispetto alle modulazioni di frequenza dell’insolita componente musicale. (http://www.newspettacolo.com/)

Ed è in questo nuovo universo dove la percezione è infinita che l’osservatore-ascoltatore, prova nuove sensazioni. Emozioni uniche che irrompono nel normale scorrere dei suoi pensieri, si espandono tanto sulle idee stesse quanto sullo stesso concetto di arte.
I suoni hanno origine dal movimento della scultura. Questo movimento è rilevato da una videocamera e opportunamente elaborato da un computer. Il processo di generazione sonora si basa su un sistema di sintesi granulare ed ha come principio fondamentale ed ispiratore un’idea di casualità che investe sia la microstruttura che la macrostruttura musicale. È, quindi, la scultura stessa che crea la sua musica, attraverso combinazioni di altezze, timbri e ritmi.
La nuova componente musicale dà vita ad una nuova energia che deforma, curva, la dimensione spazio-tempo (o cronotopica), donando all’osservatore-ascoltatore nuove sensazioni e nuove emozioni. (tratto dal comunicato stampa, dall’articolo di Federica La Paglia;  e http://www.kulone.com/)

http://www.octaviofloreal.com/http://www.octaviofloreal.blogspot.com/

http://www.emufest.org


Il dipinto nero nella sala ovale

L’ingresso dell’appartamento già preannuncia uno stile razionale ma dal forte accento artistico: un ambiente ovale illuminato dall’alto da faretti installati in un supporto anch’esso ovale, quasi una misteriosa e fantascientifica astronave, mentre sulla parete, trova subito un posto di rilievo un’opera dell’artista Alessandro Bulgini.  (tratto dalla rivista Progetti roma n°9).

Due parole, però, vanno spese per l’artista Alessandro Bulgini, sicuramente uno dei miei artisti preferiti: il dipinto vi sembrerà il solito monocromo ma l’opera di Bulgini, in realtà, nasconde corpi e volti ritratti all’interno di grandi tele. “Nello studio oscurato, sulla tela preparata in nero, lui pure vestito di nero per evitare che il riflesso di un tono più chiaro scompigli la ridottissima gamma dei grigi, lavora con una lampada a ridosso della tela e indossando occhiali schermati ai lati per avere le pupille nell’ombra. Sceglie le sue figure tra amici o persone che le varie occasioni gli fanno incontrare. Sono ritratti d’individui qualsiasi che una pittura priva di spessori e compiacimenti restituisce nella loro sembianza pura e semplice, in una nudità naturale e senza scandalo. Le immagini sono semplicemente deposte in una nicchia d’ombra, al riparo dall’obbligo di mostrarsi. Terminato il lavoro, i toni sono così prossimi al nero che appena il velo dipinto è asciutto e opaco a stento si distingue qualcosa. Quelle di Bulgini, benchè difficile da leggere, sono immagini compiute. Chiedono attenzione, un adattamento percettivo che porti a vedere in quella sospensione gravida e buia. Occorre fermarsi, darsi il tempo. Il lavoro finito va protetto e Bulgini provvede alla sua maniera radicale, li porta dal carrozziere che con il compressore dà loro diverse mani di una resina bicomponente acrilica”.( tratto da Arte: articolo di Federico Vescovo)  Per chi volesse sapere di più su Alessandro Bulgini: http://www.gallerianicolaricci.net/alessandro_bulgini.html

” Non può esserci progresso senza affrontare l’ignoto” Zaha Hadid

MAXII

Ieri, finalmente, sono andata a vedere il MAXII di Roma, è veramente spettacolare, sembra, in un solo momento, di essere arrivati a Parigi o in una capitale europea, comunque non in un panorama romano!….Finalmente dopo 12 anni Roma, può essere definita capitale Europea….Roma, una città ferma all’architettura del ventennio dell’ E42 si è messa al passo con i tempi con linee nuove ed avveniristiche quali quelle di Zaha Hadid. Varcata la soglia del cancello si accede ad una piazza “pubblica” dove sotto il portico “campeggia” l’opera meravigliosa di Gino De Dominicis “Calamità cosmica” del 1988, scheletro con un lungo naso dissacrante e ironico nei confronti della morte. Dalle ampie vetrate sotto il portico, si accede alla hall d’ingresso, dove la percezione dello spazio materico è definito dalle linee forza in movimento, dalla materia, pavimenti e pareti, dalla luce e dai colori dei percorsi. Tutto il resto sono dettagli. Quindi il risultato della mia percezione è stata la pulsione ad entrare lasciandosi guidare, da queste “linee forza”, nei meandri geometrici del museo. All’uscita, dopo una “veloce” visita di più di due ore, è stato piacevole sostare nella piazza antistante che ospita delle opere d’arte contemporanea permanenti. Sarebbe piacevole fermarsi oltre, ma le sedute sono poche e fanno pensare che Zaha Hadid non abbia desiderato che i visitatori sostassero troppo a lungo, e in fin dei conti, a pensarci bene, tutto ciò è perfettamente in linea con il concetto di movimento e dinamismo! [slideshow]