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Luce e colore……..Veturia Manni

Creazioni singolari, legate al mondo reale, ricche di un significato profondo ed intimo, alla ricerca di attimi fuggenti che cercano la sorpresa, l’emozione in uno scatto fotografico……..


IL COLORE Veturia Mannni

Veturia Manni nasce a Sezze Romano (LT) vive e lavora a Latina.
Il suo percorso è complesso: si Laurea in DAMS. Appassionata di Cinema, frequenta a Roma un corso di montaggio cinematografico e digitale, si iscrive alla Facoltà di Architettura a Roma.

Nel 2003, crea una linea di gioielli di gusto avanguardista, siglando il marchio gioiellixcaso, una collana realizzata con resine, unite a frammenti di vetro, conchiglie, polveri ed altri materiali di recupero impreziositi.

Dopo questa parentesi torna alla creazione di opere d’arte di sapore decisamente pop. Parte dalla fotografia, fermando diversi attimi di vita come elementi architettonici, spazi dismessi, luoghi e persone, in una sintesi di poesia e narrazione….

Interviene, con colori acrilici, resine sintetiche, matite, gesso, tubi di neon luminosi, frasi……

I suoi scatti sono filtrati dalla sua immaginazione, attimi di passaggio fermati prima di un montaggio, che cercano il “movimento”…. Per l’artista rimane comunque fondamentale il riconoscimento nell’opera, dell’origine fotografica che ne costituisce l’elemento centrale. Qualsiasi oggetto, luogo o persona è godibile in quanto immagine multi evocativa.  Adopera con incessante vitalità nuove tecniche e nuovi materiali…..

Il riferimento alla pop-art è d’obbligo, in particolare alla pop-art della seconda fase che, sposta l’attenzione all’ambiente circostante, con interessanti affinità alla pop-art inglese, meno aperta al progresso di quella americana, più nostalgica e “poetica”.

Rosso Veturia Mannni

L’utilizzo del neon ricorre in Rosso dove è proprio la luce a disegnare la grande forma del cuore, che a mio avviso, rappresenta un messaggio d’amore e speranza al di sopra di un nastro/matrice rappresentante il Caos che domina i rapporti umani….oggi quanto mai attuale…

….e in Colore dove, Veturia, sposta l’attenzione su un secchio con pennello intriso di colore, pronto all’uso…per dare una sferzata di energia all’osservatore……….anche qui l’elemento luce del neon è determinante.

Nei due inediti dedicati al mare….abbandona la luce artificiale alla ricerca di un’esplosione di colori che ne possa sostituire la valenza energizzante…..come nel mare all’improvviso dove il frangersi del mare blu sulla scogliera è paragonabile alla forza della natura…..

Il mare all’improvviso Veturia Manni

Potrete vedere le sue opere il 21 ottobre 2011 e conoscerla all’hotel Ripa a Roma in Via degli Orti di Trastevere, 3

http://www.veturia-manni.ioarte.org/

Salvagente Veturia Manni

 

Credits: tratto da: http://www.ioarte.org/; Dott.ssa Barbara Vincenzi;  Emanuela Gasbarroni,    Dott.Salvatore Russo;  http://www.ripahotel.com/it/

https://www.facebook.com/veturiamanniartista/

 

 

La natura di Steen Ipsen

Mindcraft10 Milano Steen Ipsen

Adoro Steen Ipsen…le sue creazioni sono stupefacenti!………

“Il mio ultimo lavoro è una reazione al minimalismo più rigoroso di design scandinavo. … lavoro in modo intuitivo e sono ispirato dalla ricchezza della natura, il suo modo di ripetere se stessa e le relazioni spaziali geometriche che esistono in natura “, spiega Steen Ipsen….

 

Dark Comic Steen Ipsen

“Nel corso degli anni come artista di ceramica mi sono sforzato di mantenere un elevato standard che ha le sue radici nelle tradizioni del buon artigianato.

Organic bubbles Steen Ipsen

Ho scelto di lavorare con il linguaggio della ceramica. In particolare le sculture, che sono costruiti in temi e variazioni. Elementi di forma sono ripetuti e combinati al fine di creare oggetti unici. Le opere sono strutturate e costruite seguendo certe regole, dove voglio dimostrare le relazione tra il metodico il caotico… il semplice e il complesso.

Organic bubbles Steen Ipsen

Mi esprimo attraverso una ceramica decorativa che coinvolge sia la forma che la decorazione. La decorazione è integrata nella forma e la forma stessa è spazialmente decorativa.

Ready for Paris Steen Ipsen

Una forma di casualità e irregolarità, nel corso degli anni, ha trovato la sua strada nelle mie opere. Le forme cambiano in estremo e stravagante e sono ancora create da ripetizioni e combinazioni di elementi. Cerco un’intuitiva e sensuale abbondanza insieme ad un linguaggio forma in un linguaggio formale che ha profonde radici nel modernismo.

Snow-White, Tied In Wine II, 2009 height 54 cm. Steen Ipsen

Prendo spunto da architettura e design ma anche dalla vita di tutti i giorni, tuttavia anche dalla forza primitiva, dal presente e dal futuro.”

Tied-Up 60. H. 66 cm. Artist Steen Ipsen

Steen Ipsen si è laureato presso la Danish Design School nel 1990 e da allora è stato uno dei ceramisti più importanti della giovane generazione in Danimarca. I suoi lavori sono stati esposti sia in Europa che negli Stati Uniti.

Tied-Up 2007 Height 39 cm. Private collection, Denmark Steen Ipsen

In TIED- POWER, Steen Ipsen punta ad una espressione di forte vitalità. Tuttavia, il lavoro è improntato anche ad una semplicità grafica, come sottolineato dai lacci rossi, così come ad una sfumatura sensuale che parla all’immaginazione dello spettatore. La sua visione è quella di “creare un’opera moderna con un design che sia adattabile a molti contesti dall’architettura all’interior design, ma che esprima anche la storia e gli elementi del potere primordiale.”

Tied-Power,2009 Height 70 cm. Steen Ipsen

Le sue opere sono state esposte in importanti musei tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, Musée Magnelli di Vallauris, in Francia e il Museo Danese di Arte & Design a Copenaghen.

STUDIO STEEN IPSEN

Stefansgade 49 st.

DK – 2200 Copenhagen N.

http://www.steen-ipsen.dk/

VITRA e Maharam…ad Art Basel

Maharam -Francesco Simeti NewWorld-

Per Art Basel, la VitraHaus ha presentato Maharam Progetti Digitale, un insieme ampio e ben curato di grandi installazioni a parete con stampa digitale. Maharam progetti digitali sono creati da artisti emergenti ed affermati, fotografi, illustratori, designer di moda e grafica.

Sette opere selezionate offrono uno sfondo drammatico e si fondono perfettamente con gli ambienti arredati Vitra.

Le lampade Akari di Isamu Noguchi si mescolano con ritmo silenzioso, un arazzo galleggiante composto da centinaia di aquiloni in tradizionale carta di riso e bambù fatti a mano dall’artista Jacob Hashimoto.

 

 

Maharam -Hashimoto Silent Rhythm legend -

 

 

 

Maharam progetti digitali offrono una sofisticata gamma di contenuti, come alternativa alla grande arte e finiture murali costose sia per interni commerciali che residenziali. Stampato con inchiostri a pigmenti resistenti agli UV, su un supporto in lattice, sono destinati ad essere applicati direttamente a parete. La stampa digitale è un mezzo agile, che permette un’immagini illimitate e complessità di colori in una dimensione inaspettata. Sede a New York Maharam offre una vasta collezione di tessuti per finiture.

…sulle Installazioni…..


Le piante costiere di Cecilia Edefalk

Cecilia Edefalk vive a Stoccolma, pittrice, fotografa e scultrice e lavora anche nel cinema. Edefalk prende un approccio approfondito seriale per la sua materia, spesso duplicando e trasformando un motivo singolo attraverso il suo processo investigativo. Composta da più di 200 acquarelli dipinti nel corso di un periodo di tre anni passati in giro per il litorale europeo, l’opera Le piante costiere parla dell’impegno della Edefalk riguardo la rappresentazione espressiva, come per il suo interesse per la meccanica, plasma la creazione e la percezione dell’immagine dipinta.

Cecilia Edefalk © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam-Cecilia Edefalk CoastalPlants-

Nuvole olandesi Karel Martens

Karel Martens è un grafico olandese specializzato in tipografia. Martens si è laureato alla Scuola d’Arte di Arnhem, dove ha iniziato ad insegnare nel 1977. L’opera Nuvole olandesi ricrea una fotografia del cielo preso il giorno della nascita del nipotino.

Karel Martens © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint -Karel Martens DutchClouds-

Nuovo Mondo di Francesco Simeti

Francesco Simeti, un artista nato in Italia che vive e lavora a New York e in Sicilia, utilizza le immagini dei mass media nascoste in un motivo decorativo per puntare a un sottotesto più scuro. Nel Nuovo Mondo, richiami di caccia e di uccelli giocattolo messi in movimento si trova in mezzo a una vigna fiorente di illustrazioni Audubon ibride.

Francesco Simeti © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam- Francesco Simeti Nuovo Mondo -

In questo giorno di Maira Kalman

Maira Kalman vive a New York illustratrice, autrice e disegnatrice. Con curiosità, compassione e senso dell’umorismo, la Kalman registra le assurdità della vita moderna, che osserva come un avido passante, viaggiatore, lettore, collezionista. Nell’opera In questo giorno raccoglie le molte visioni e ricordi che popolano la vita della Kalman nel sogno e nella realtà.

Maira Klaman © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint -Maira Klaman OnthisDay -

Renard 2 di Harmen Liemburg

Harmen Liemburg è un graphic designer, incisore e giornalista che vive ad Amsterdam. Liemburg inizialmente ha studiato geografia sociale e cartografia prima di perseguire una laurea in disegno grafico presso la Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam. Per Renard 2, Liemburg ha digitalmente combinato incisioni per creare una moderna composizione piena di malizia.

Harmen Liemburg © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam-Harmen Liemburg Renard2-

Il ritmo silenzioso di Jacob Hashimoto

Jacob Hashimoto è un’artista che vive tra Verona e New York. Le sue installazione tridimensionale  a parete, sono composte da centinaia di aquiloni in tradizionale carta di riso e bambù fatti a mano. Utilizzando un monofilamento nero, gli aquiloni sono disposti in un arazzo galleggiante, formando una matrice complessa che è allo stesso tempo densa ed eterea. Il ritmo silenzioso è un assemblaggio digitale frammentario di 64 fotografie che documentano un’installazione di Hashimoto per Maharam progetti digitali.

Jacob Hashimoto © 2010 Maharam sotto licenza

Maharam -Hashimoto Silent Rhythm legend-

Toro da Sarah Morris

Sarah Morris è una pittrice e filmmaker che vive e lavora a New York e a Londra. Le sue grandi tele ritraggono in maniera astratta i modelli complessi dell’ambiente urbano architettonico. Le sue composizioni spesso impiegano una struttura rigorosa contenente forme dai colori vivaci in una struttura a griglia.

Sarah Morris © 2010 Maharam sotto licenza

MaharamPrint-Sarah Morris Taurus-

www.vitra.com/

ringrazio Laura Maifreni per il materiale concessomi.

MAXXI…papaveri a Roma…….

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Un’isola….un arcipelago…di MAXXI papaveri, immagine evocativa….. che si staglia sull’avveniristica architettura di Zaha Hadid…..da vivere..godendo di un pò di ombra, di giorno….. e illuminata di notte per le serate del MAXXI……

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Al  MAXXI la prima edizione italiana dell’affermato Young Architects Program, di concerto con il MoMa.
Il programma YAP, che a New York è giunto alla sua dodicesima edizione, prevede che ogni anno uno studio di architettura emergente progetti un’installazione capace di fornire uno spazio per il programma di eventi estivi del museo e un luogo con “ombra, acqua e spazi per il relax” ai visitatori.

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

L’obiettivo, oltre che sottolineare la natura di spazio pubblico del giardino del MAXXI, è promuovere progettisti innovativi e sensibili ai temi della salvaguardia dell’ambiente.
Gli spazi esterni del museo, trasformati in un giardino di isole verdi grazie al progetto WHATAMI dello studio stARTT (Simone Capra e Claudio Castaldo), ospiteranno  le serate estive del MAXXI con eventi dedicati alle diverse declinazioni delle arti contemporanee. (tratto da http://www.tafter.it/)

 

Progetto WHATAMI dello studio stARTT -MAXII-Roma

Home-Office

home office- parete ufficio-

Ancora sul Bianco…. con pennellate di rosso….

L’obiettivo è quello di creare un ambiente confortevole per il lavoro e per la vita domestica. In linea con i criteri minimal-decor questo progetto si caratterizza per l’impiego di pochi elementi, scarni nel disegno e per l’utilizzo di tonalità omogenee, per lo più chiare, ravvivate da un elemento di luce. La scelta di allestire in modo quasi grafico pochi elementi di arredo restituisce un senso di dilatazione allo spazio e di maggiore attenzione  verso gli oggetti.

Data la tipicità ed il rilievo che il progetto assume si è pensato di valorizzare lo spazio sotto tutti i punti di vista; l’home-office non deve assumere allora solo il carattere di ambiente di lavoro, di “fabbrica dell’informazione” la cui unica prerogativa è il funzionalismo, ma deve coscientemente accettare   la specificità di uno spazio “atmosferico” in cui il lavorare, lo stare o il semplice transitare deve suscitare un’emozione che si prova solamente con la consapevolezza di “vivere” in un luogo unico nel suo genere.

zona Living-office tavolo Baxter sedie Eames

Anche l’ingresso quindi, viene ad assumere conseguentemente un ruolo fondamentale, questo spazio si dota di un “ambiente filtro” idoneo ad accogliere e preparare gli ospiti. L’ingresso, il corridoio e la  parete ufficio sono i tre elementi su cui ruota la progettazione dell’home-office. L’ingresso ovale, prettamente di rappresentanza, reca un’opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos, olio e bicomponente acrilico e trasparente su tela, da non scambiare con l’ennesimo monocromo nero. (Ne ho già ampliamente parlato in questo blog, nel precedente articolo: Il dipinto nero nella sala ovale).

ingresso -opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos-

L’accesso avviene attraverso un corridoio sinuoso e poi rettilineo che invita l’ospite-cliente ad inoltrarsi nella parte più intima dell’abitazione-ufficio. La parete office, vero nerbo della progettazione, un po’ una rivisitazione anni ’70, è stata ricavata da una modellazione della pelle, scavandola e piegandola. I chiaro-scuri che si ottengono con l’illuminazione sia naturale che artificiale fanno vibrare i volumi.

zona Living

La zona soggiorno divisa dalla zona ufficio da una libreria, è sempre in stile Seventies con un ampio divano di Edra Mazzei che ne sottolinea lo spazio e un controsoffitto di colora tortora e luminoso e un quadro dinamico rosso dell’artista Alessandro Bulgini, della serie Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, olio e smalto al silicone su tela. Di fronte al soggiorno un’ampia parete vetrata ritaglia la zona della cucina Boffi di taglio moderno e di colore anch’esso tortora e con un’opera dell’artista Giombattista Castagnetta.

zona living

Accanto alla zona office c’è la zona notte separata fisicamente e visivamente da una zona rialzata, una sorta di pedana nera; come nero è il bagno padronale  con arredi della Moab e con degli accessori rossi.

bagno padronale

L’atmosfera generale dell’intervento crea dunque, un’ambiente confortevole basandosi sul colore bianco assoluto reso energico solo da alcuni arredi e opere artistiche nelle tonalità del rosso acceso quasi a voler creare un fil rouge di continuità.

zona Living

Due parole in più sull’opera di Alessandro Bulgini. Il quadro rosso, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, mercato della carne fa parte di un’opera composta da sei tele di 1,30 per 2 metri, in cui, su un fondo rigorosamente rosso, emerge il grande soggetto chiaroscurato dell’uomo orientale che sorregge un quarto di bue. – Anno 1997 – olio e smalto al silicone rosso su tela.

Con questo titolo, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, Alessandro Bulgini, a partire dal 1993 fino alla fine degli anni ’90, prende una posizione determinata nell’ambito della sua pittura, prima di allora sperimentale e di ricerca, che lo farà proseguire per parametri concettuali e formalismi compositivi di estremo rigore. La data nel titolo (6 giugno) indica il giorno di nascita dell’autore, insieme alla citazione del capovaloro impressionista Le Dejeuner sur l’herbe, naturalmente preso in prestito ad Edouard Manet, induce il fruitore ad un depistaggio mentale che da una parte ostenta un atteggiamento provocatorio, dall’altro fa sovvenire un contesto artistico apparentemente lontanissimo dalla dialettica reale dell’autore. Una titolazione assolutamente fuori luogo sembra capovolgere l’intera struttura di un’opera. Bulgini procede proprio in questa direzione. Egli sostiene che “bisogna avere il coraggio di esere bugiardi”. L’artista infatti introduce una serie di suggerimenti, di rimandi, di accenni che stanno a mezz’aria e che non sono sviluppati, come dire lasciano aperte molteplici possibilità interpretative supponibili ma senza una verità univoca, come direbbe Adorno: “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”. Si tratta di tre elementi tra loro contrastanti che ricorrono in tutti i suoi lavori, tre cifre costanti che sono il titolo come primo riferimento, il soggetto, o meglio la scena che si svolge in campo, eseguita in bianco e nero con un estremo rigore tecnico e il cromatismo enfatizzato, il rosso totale che avvolge e definisce l’intera superficie dell’opera.

Il titolo ha dunque un prefisso ricorrente: 6 giugno Le Dejeuner sur l’herbe, il quale è seguito da un suffisso stabilito da numeri che si riferiscono ad un’ora: un istante del quotidiano preso in analisi dall’artista.

Le figure orientali ritratte in stile iperrealista, categoricamente in bianco e nero, illustrano tensioni, situazioni forti, costruite ad hoc, in un sottile e sublimato, per dirla con Artaud, “Teatro della Crudeltà”, perché tali figure umane sembrano proprio collocate su un palcoscenico o nel mezzo di un set foto/cinematografico. Il tutto è contornato dal colore aggressivo e passionale per eccellenza, il rosso che assume anch’esso una duplice friuzione: riesce a trasmettere calore, amore, passione ma può anche infondere aggressività, violenza, fino alla sensazione di “istante apocalittico” atemporale, definito immaginalmente da un’ipotetica esplosione nucleare.

Le opere di Alessandro Bulgini sono anche autobiografiche. Esse scandiscono il tempo che trascorre in una sola giornata, il 6 giugno, appunto. La data di nascita è presa come riferimento per raccontare di solitudini, di dubbi, di attese, di empasses cerebrali, di contraddizioni e di ribellioni personali nei confronti della stessa esistenza.

(Testo tratto da una recensione di Dario Salani)

Alessandro Bulgini-Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno- opera completa

 

Progetto studio CastagnettaeCicala – Foto arch. Luigi Filetici

Alessandro Bulgini Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno-

http://www.gallerianicolaricci.net/alessandro_bulgini.html – http://www.adrart.it/Area24ag/bulgini.htm

zona living

Il Nuovo Mondo di Octavio Floreal: nuove emozioni

 

“L’arte è un rito comunicativo nel quale si mostra una riflessione sull’atto creativo, l’oggetto finale e i sentimenti che lo muovono. In questa maniera, il vuoto si carica di significato, espandendo il pensiero sia dell’opera che dello spettatore.”

Octavio Floreal solca l’astratto per immergersi nella realtà, partendo da esperienze personali fino ad arrivare a pensieri universali. Crea frammenti di significati che poi ricompone sotto forma di note musicali o versi poetici trasportando questi aspetti dalla realtà fino all’esperienza estetico-visuale….. (Giovanni Contanti)

In questa surreale installazione, “Il Nuovo Mondo, che vi presento oggi, presentata per Emufest 2010, Octavio Floreal accosta il suo “Il Nuovo Mondo” al settore della musica elettroacustica, che io adoro e seguo da sempre. Surreale perchè supera la dimensione del reale ed è capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche, rivelando il lato più profondo della psiche umana.

Installazione tenutasi presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma dal 14 al 21 novembre la sua opera si allunga sul concetto di arte e, grazie ad un’iterazione video-musicale realizzata da Giovanni Costantini e Massimiliano Todisco, attraverso un algoritmo di sintesi sonora realizzato da Luigi Marino, si rende possibile l’impossibile: dare forma ai grani musicali, sfumature sonore impercettibili all’udito che vivono “incastonate” nello spazio che intercorre tra una nota e l’altra, e restituirne la voce. Come?

Il Nuovo Mondo” di Octavio Floreal, è una scultura formata da un sistema di cerchi non concentrici. Lì, forze, peso e momenti delle forze stesse, sono perfettamente bilanciate. Ad ogni cerchio che compone il gruppo scultoreo, vengono accostati dei cavi di nylon, collegati agli elementi che compongono l’opera (realizzati in acrilico su carta, fil di ferro e plastica trasparente). Ed è proprio quando la scultura si muove che si genera una nuova energia dove, l’attrito trascurabile, garantisce l’assoluta dinamicità della scultura ora non soltanto visibile e tangibile ma udibile e cangiante rispetto alle modulazioni di frequenza dell’insolita componente musicale. (http://www.newspettacolo.com/)

Ed è in questo nuovo universo dove la percezione è infinita che l’osservatore-ascoltatore, prova nuove sensazioni. Emozioni uniche che irrompono nel normale scorrere dei suoi pensieri, si espandono tanto sulle idee stesse quanto sullo stesso concetto di arte.
I suoni hanno origine dal movimento della scultura. Questo movimento è rilevato da una videocamera e opportunamente elaborato da un computer. Il processo di generazione sonora si basa su un sistema di sintesi granulare ed ha come principio fondamentale ed ispiratore un’idea di casualità che investe sia la microstruttura che la macrostruttura musicale. È, quindi, la scultura stessa che crea la sua musica, attraverso combinazioni di altezze, timbri e ritmi.
La nuova componente musicale dà vita ad una nuova energia che deforma, curva, la dimensione spazio-tempo (o cronotopica), donando all’osservatore-ascoltatore nuove sensazioni e nuove emozioni. (tratto dal comunicato stampa, dall’articolo di Federica La Paglia;  e http://www.kulone.com/)

http://www.octaviofloreal.com/http://www.octaviofloreal.blogspot.com/

http://www.emufest.org