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Il Nuovo Mondo di Octavio Floreal: nuove emozioni

 

“L’arte è un rito comunicativo nel quale si mostra una riflessione sull’atto creativo, l’oggetto finale e i sentimenti che lo muovono. In questa maniera, il vuoto si carica di significato, espandendo il pensiero sia dell’opera che dello spettatore.”

Octavio Floreal solca l’astratto per immergersi nella realtà, partendo da esperienze personali fino ad arrivare a pensieri universali. Crea frammenti di significati che poi ricompone sotto forma di note musicali o versi poetici trasportando questi aspetti dalla realtà fino all’esperienza estetico-visuale….. (Giovanni Contanti)

In questa surreale installazione, “Il Nuovo Mondo, che vi presento oggi, presentata per Emufest 2010, Octavio Floreal accosta il suo “Il Nuovo Mondo” al settore della musica elettroacustica, che io adoro e seguo da sempre. Surreale perchè supera la dimensione del reale ed è capace di evocare immagini e suggestioni fantastiche, rivelando il lato più profondo della psiche umana.

Installazione tenutasi presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma dal 14 al 21 novembre la sua opera si allunga sul concetto di arte e, grazie ad un’iterazione video-musicale realizzata da Giovanni Costantini e Massimiliano Todisco, attraverso un algoritmo di sintesi sonora realizzato da Luigi Marino, si rende possibile l’impossibile: dare forma ai grani musicali, sfumature sonore impercettibili all’udito che vivono “incastonate” nello spazio che intercorre tra una nota e l’altra, e restituirne la voce. Come?

Il Nuovo Mondo” di Octavio Floreal, è una scultura formata da un sistema di cerchi non concentrici. Lì, forze, peso e momenti delle forze stesse, sono perfettamente bilanciate. Ad ogni cerchio che compone il gruppo scultoreo, vengono accostati dei cavi di nylon, collegati agli elementi che compongono l’opera (realizzati in acrilico su carta, fil di ferro e plastica trasparente). Ed è proprio quando la scultura si muove che si genera una nuova energia dove, l’attrito trascurabile, garantisce l’assoluta dinamicità della scultura ora non soltanto visibile e tangibile ma udibile e cangiante rispetto alle modulazioni di frequenza dell’insolita componente musicale. (http://www.newspettacolo.com/)

Ed è in questo nuovo universo dove la percezione è infinita che l’osservatore-ascoltatore, prova nuove sensazioni. Emozioni uniche che irrompono nel normale scorrere dei suoi pensieri, si espandono tanto sulle idee stesse quanto sullo stesso concetto di arte.
I suoni hanno origine dal movimento della scultura. Questo movimento è rilevato da una videocamera e opportunamente elaborato da un computer. Il processo di generazione sonora si basa su un sistema di sintesi granulare ed ha come principio fondamentale ed ispiratore un’idea di casualità che investe sia la microstruttura che la macrostruttura musicale. È, quindi, la scultura stessa che crea la sua musica, attraverso combinazioni di altezze, timbri e ritmi.
La nuova componente musicale dà vita ad una nuova energia che deforma, curva, la dimensione spazio-tempo (o cronotopica), donando all’osservatore-ascoltatore nuove sensazioni e nuove emozioni. (tratto dal comunicato stampa, dall’articolo di Federica La Paglia;  e http://www.kulone.com/)

http://www.octaviofloreal.com/http://www.octaviofloreal.blogspot.com/

http://www.emufest.org


Il dipinto nero nella sala ovale

L’ingresso dell’appartamento già preannuncia uno stile razionale ma dal forte accento artistico: un ambiente ovale illuminato dall’alto da faretti installati in un supporto anch’esso ovale, quasi una misteriosa e fantascientifica astronave, mentre sulla parete, trova subito un posto di rilievo un’opera dell’artista Alessandro Bulgini.  (tratto dalla rivista Progetti roma n°9).

Due parole, però, vanno spese per l’artista Alessandro Bulgini, sicuramente uno dei miei artisti preferiti: il dipinto vi sembrerà il solito monocromo ma l’opera di Bulgini, in realtà, nasconde corpi e volti ritratti all’interno di grandi tele. “Nello studio oscurato, sulla tela preparata in nero, lui pure vestito di nero per evitare che il riflesso di un tono più chiaro scompigli la ridottissima gamma dei grigi, lavora con una lampada a ridosso della tela e indossando occhiali schermati ai lati per avere le pupille nell’ombra. Sceglie le sue figure tra amici o persone che le varie occasioni gli fanno incontrare. Sono ritratti d’individui qualsiasi che una pittura priva di spessori e compiacimenti restituisce nella loro sembianza pura e semplice, in una nudità naturale e senza scandalo. Le immagini sono semplicemente deposte in una nicchia d’ombra, al riparo dall’obbligo di mostrarsi. Terminato il lavoro, i toni sono così prossimi al nero che appena il velo dipinto è asciutto e opaco a stento si distingue qualcosa. Quelle di Bulgini, benchè difficile da leggere, sono immagini compiute. Chiedono attenzione, un adattamento percettivo che porti a vedere in quella sospensione gravida e buia. Occorre fermarsi, darsi il tempo. Il lavoro finito va protetto e Bulgini provvede alla sua maniera radicale, li porta dal carrozziere che con il compressore dà loro diverse mani di una resina bicomponente acrilica”.( tratto da Arte: articolo di Federico Vescovo)  Per chi volesse sapere di più su Alessandro Bulgini: http://www.gallerianicolaricci.net/alessandro_bulgini.html

” Non può esserci progresso senza affrontare l’ignoto” Zaha Hadid

MAXII

Ieri, finalmente, sono andata a vedere il MAXII di Roma, è veramente spettacolare, sembra, in un solo momento, di essere arrivati a Parigi o in una capitale europea, comunque non in un panorama romano!….Finalmente dopo 12 anni Roma, può essere definita capitale Europea….Roma, una città ferma all’architettura del ventennio dell’ E42 si è messa al passo con i tempi con linee nuove ed avveniristiche quali quelle di Zaha Hadid. Varcata la soglia del cancello si accede ad una piazza “pubblica” dove sotto il portico “campeggia” l’opera meravigliosa di Gino De Dominicis “Calamità cosmica” del 1988, scheletro con un lungo naso dissacrante e ironico nei confronti della morte. Dalle ampie vetrate sotto il portico, si accede alla hall d’ingresso, dove la percezione dello spazio materico è definito dalle linee forza in movimento, dalla materia, pavimenti e pareti, dalla luce e dai colori dei percorsi. Tutto il resto sono dettagli. Quindi il risultato della mia percezione è stata la pulsione ad entrare lasciandosi guidare, da queste “linee forza”, nei meandri geometrici del museo. All’uscita, dopo una “veloce” visita di più di due ore, è stato piacevole sostare nella piazza antistante che ospita delle opere d’arte contemporanea permanenti. Sarebbe piacevole fermarsi oltre, ma le sedute sono poche e fanno pensare che Zaha Hadid non abbia desiderato che i visitatori sostassero troppo a lungo, e in fin dei conti, a pensarci bene, tutto ciò è perfettamente in linea con il concetto di movimento e dinamismo! [slideshow]

Convivio: l’arte contemporanea

Questi miei appunti nascono di getto dalle mie personali considerazioni sull’evento romano di arte in fiera:”the road to contemporary art” che si conluderà oggi alle 20.00 al Macro di Testaccio. Sarà forse perchè Roma sta vivendo un  frizzante e  magico momento che vede dopo 12 anni l’apertura del MAXII di Zaha Hadid  e del Macro di Odile Decq, ma l’esposizione della fiera del Macro di Testaccio quest’anno mi è particolarmente piaciuta! Vivere quelle opere d’arte all’interno di quella testimonianza di archeologia industriale qual’era l’ex Mattatoio riconvertito in sale espositive, mi ha dato emozioni di effervescenza e freschezza che difficilmente ho percepito nei musei istituzionali!….E’ forse per questo che ci sono andata per ben due volte! A farla da padrone è stata certamente la fotografia con opere di David La Chapelle, Claudia Rogge, Hans Op de Beeck, Davide Bramante, Gabriele Basilico, Alessandro Bulgini ed altri. E’ forse questo l’indirizzo dell’arte contemporanea nei prossimi anni? Sarà la macchina fotografica il suo mezzo di espressione più potente? Sicuramente quello più apprezzato dal pubblico dei non addetti ai lavori perchè più diretto, immediato e facilmente leggibile: ovvero di facile e veloce godibilità! Non per questo però non meritano della mia personale cosiderazione tutte le altre opere esposte, anzi personalmente le preferisco! La mia è solo un’osservazione su dove sta andando il mercato dell’arte, ormai già da un pò di anni!

Macro di Testaccio (Roma)