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Paola Paronetto – paper clay

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico.


Paola Paronetto – paper clay

Sono oggetti che catturano lo sguardo, quelli della designer e ceramista Paola Paronetto.

Paola affonda le proprie radici nella tradizione, rifacendosi all’esperienza del nonno, scultore. Per questo le sue ceramiche sono sculture prima ancora che oggetti d’arredo. Propone una personalissima interpretazione delle antiche tecniche di lavorazione della ceramica, in particolar modo della tecnica raku, metodo d’origine giapponese che riesce a rendere compiutamente la bellezza delle forme naturali e ad esaltarne le imperfezioni, rendendo ogni pezzo diverso ed irripetibile.

Paola Paronetto – paper clay

Il paper clay prende il suo particolare volto dalle texture marcate di carta e cartone, cellulosa e fibra aggiunti all’interno dell’impasto ceramico prima della cottura.

Dall’impasto dell’argilla con carta sbriciolata o particelle di fibre vegetali, come cotone o lino, Paola Paronetto trae un impasto di maggior duttilità, in grado di conferire ai suoi oggetti un suggestivo mix tra una quasi fragile leggerezza visiva e una solo apparentemente antitetica robustezza al tatto.

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico, per forma, rispetto a tutti gli altri.

Le superfici, irregolari al tatto, rinsaldano il legame col mondo vegetale, già evidente nelle scelte di design.

Paola Paronetto – paper clay

Elementi d’arte e d’arredo contemporaneamente, le creazioni Metropoli, Isola e Ninfee di Paola Paronetto sono impermeabili, lavabili e perfetti per contenere fiori o oggetti di ogni genere.

www.paolaparonetto.com/

 

Vittorio Zecchin- Trasparenze

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

La nuova mostra allo spazio LE STANZE DEL VETRO, mette in scena una firma della tradizione vetraria. Ma Vittorio Zecchin: i vetri trasparenti per Cappellin e Venini, aperta l’11 settembre, è soprattutto la storia di tre uomini con una visione condivisa che diede nuova energia alla produzione di Murano.

Quando Giacomo Cappellin, antiquario veneziano e Paolo Venini, neo-avvocato milanese, decisero di fondare la loro vetreria avevano un’idea chiara in testa: portare il vetro muranese nelle case dell’alta borghesia. Per farlo dovevano innovare un settore che salvo rare eccezioni, era fermo sulla sterile ripetizione di modelli ormai sorpassati.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

Individuarono in Vittorio Zecchin la loro guida artistica: artista e pittore muranese, figlio di un tecnico vetraio, è stato un grande protagonista del vetro del Novecento, che ha contribuito in modo determinante a modernizzare negli Anni Venti, con soffiati monocromi, forme di grande eleganza che reinterpretavano la classicità, spesso ispirate alla vetraria del Cinquecento o ai vetri sulle tele di pittori veneziani del XVI secolo.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

Il sodalizio tra i tre durò pochi anni: dal 1921 al 1926, ma riuscì a raccogliere un successo in Italia e all’estero sia alle esposizioni di arte decorativa che sul mercato. Ecco perché i quasi 250 vetri nella mostra curata da Marino Barovier, sono la fotografia, non soltanto della produzione muranese, ma anche del gusto in un periodo di grande innovazione estetica.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

L’evento prodotto da Fondazione Giorgio Cini onlus e Pentagram Stiftung inaugura idealmente la prima Venice Glass Week. E a distanza di quasi 100 anni, questa storia di imprenditoria illuminata e coraggio di cambiare, sembra una lettera di intenti consegnata ai contemporanei.


dove: Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
quando: 11 settembre 2017 – 7 gennaio 2018, 10 – 19, chiuso il mercoledì, ingresso libero  
lestanzedelvetro.org

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Ombre danzanti che svelano il tempo… Tempo vago, languido, evanescente, eppure così rigidamente concreto e misurato: un gioco sottile, intellettuale, eppure semplice e sorgivo come uno sguardo infantile. Il tempo come movimento. Il tempo in movimento diventa poesia, narrazione della vita che scorre inafferrabile e fragile, come un’ombra. 


Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le creazioni di Sciortino scaturiscono proprio da quell’insolito connubio con l’impiego del filo “cotto”, una tipologia particolare di ferro, più plasmabile e che di volta in volta assomiglia a legno o plastica e che permette realizzazioni di linee morbide, di animazione spaziale, di ombre “danzanti”.

Le opere di Antonino traggono spunto da occasioni e stimoli esterni: sono realizzate di getto e poi rielaborate fino a soddisfarne la fantasia creativa.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Tra le opere che si trovano nel suo studio esempi rimarchevoli la figura del pappagallo scherzosamente chiamato Pierluigi senza motorino (un amico triste dotato di naso aquilino), il gufo, il “tonno subito”, ispirato da ricordi siciliani) o “La ragazza della porta accanto”. Le sue creazioni sono da lui definite come una sorta di “barocco minimale” una contraddizione solo apparente perché, come ama dire, se conosci la regola puoi fare l’eccezione.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Sciortino crea anche oggetti d’arredo o di design ricevendo commissioni specifiche o soddisfacendo ospiti che visitano il suo studio e si innamorano degli oggetti creati acquistandoli per arredare casa.

Le sue opere sono versatili, duttili, si prestano a più funzioni e sistemazioni. Caso emblematico è una creazione che ha chiamato “Servo muto” perché la si può mettere dove si vuole attribuendogli una funzione a seconda dei contesti.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino Ristorante Antonino Cannavacciuolo

Con Sciortino si realizza il ricupero di quel ricchissimo patrimonio di sapere e di conoscenze legate al lavoro artigiano nel quale l’estro e la creatività italiana hanno dato il loro meglio, permettendo di far conoscere l’eccellenza e l’inventiva del nostro Paese in tutto il mondo.

http://www.antoninosciortino.com/

 

Design di sale: Erez Nevi Pana

Erez Nevi Pana

 

Il decadimento come parte del progetto …

 


Erez Nevi Pana

Il sale è come la cenere, un sinonimo dell’albedo: è la pietra bianca, il sole bianco, la luna piena, la fertile terra bianca, purificata e calcinata ecc.. Uno dei principali significati del sale è quello di anima, come sostanza bianca e in quanto “donna bianca”, il sale cristallino, il sal magnesiae nostrae (per gli alchimisti la magnesia ha di norma il significato di sostanza arcana), è una “scintilla dell’anima del mondo”. (nellanimoantico.blogspot.it)

Erez Nevi Pana

Erez Nevi Pana si è diretto nel punto più basso del pianeta, ad Embokek, la zona più meridionale del Mar Morto per elevare il sale, elemento dominante di questa terra, a design. Dopo una fase di realizzazione dei suoi pezzi in legno in un laboratorio a Tel Aviv, il designer israeliano immerge le sue realizzazioni nelle acque salatissime del Mar Morto per poi riprenderle dopo un lungo o breve periodo di vita subacquea e renderle oggetti di design.

Erez Nevi Pana

Otto pezzi per ogni oggetto, un design da collezione, in cui la natura è profondamente coinvolta nel processo di produzione. È proprio questa l’anima del suo pensiero: l’unione del mare, del sole, dell’elemento naturale con un design che si trasforma quasi in arte concettuale. I materiali non convenzionali e la sperimentazione di processi naturali e sostenibili rendono estremamente originali e sopra le righe le opere del designer israeliano che si è spinto anche a pensare al sale come vero e proprio materiale da costruzione.

Erez Nevi Pana

http://papipana.com/

 

Installation “kaleidoscopic ivy” for Ikebana school

Installation with 2,000 pieces of “ivy of mirrors” for
an Ikebana (Japanese art of flower) school

Uno spazio progettato per la mostra “HANA SO” di Akane Teshigahara, della scuola Sogetsu di #ikebana, per commemorare il loro 90° anniversario. Un giardino in pietra a sbalzo creato da Isamu Noguchi è stato scelto per servire come sede espositiva. Normalmente, i pezzi per le mostre sono decisi in anticipo e lo spazio è progettato per accentuare quegli elementi.

Installation with 2,000 pieces of “ivy of mirrors” for
an Ikebana (Japanese art of flower) school

Ma per questa occasione speciale, il cliente ha proposto di invertire l’approccio usando il disegno dello spazio come un’ispirazione e di creare i pezzi #ikebana che sarebbero stati esposti. Il foglio in acciaio inox spessore 0,5 mm con finitura a specchio è stato tagliato a pezzi…

Installation with 2,000 pieces of “ivy of mirrors” for
an Ikebana (Japanese art of flower) school

Ogni pezzo era poi montato individualmente per sovrapporre il giardino di pietra al fine di creare un “edera di specchi”. L’edera rispecchiava l’ambiente, mentre rivelava anche scorci della struttura e dell’aspetto del giardino di pietra sotto di essa, e le diffuse riflessioni dei colori e dei contorni dei fiori #ikebana esposti avrebbero prodotto un effetto visivo caleidoscopico.

Installation with 2,000 pieces of “ivy of mirrors” for
an Ikebana (Japanese art of flower) school

L’aggiunta di questo strato supplementare tra queste due opere – i fiori di #ikebana e il giardino di pietra – creerebbero un’armonia tra di loro, come se i fiori avessero leggermente avvolto il giardino di pietra.

Installation with 2,000 pieces of “ivy of mirrors” for
an Ikebana (Japanese art of flower) school

Photos: Takumi Ota, Kozo Sekiya (space), Akihiro Yoshida (product)

Sogetsu website : http://www.sogetsu.or.jp/e/

www.nendo.jp/

 Distese di conchiglie: Rowan Mersh

Rowan Mersh Asabikeshiinh

 

conchiglie e fossili esaltano oggetti e wallpaper, alla ricerca di un nuovo canone estetico


Rowan Mersh

Le opere di Rowan Mersh sembrano tappeti di fili d’erba trasformati in pietra che si muovono al vento… Invece sono conchiglie. Decine di migliaia di minuscole conchiglie, applicate a mano. Mersh ottiene un effetto di movimento ondulatorio orientando in maniera differente le varie masse di conchiglie che popolano ogni supporto. L’artista londinese di solito usa minuscole conchiglie largamente diffuse in Nord-America e che erano usate dai nativi per la produzione di gioielli ma anche come valuta. E venivano caricate di importanti valori simbolici, come quello di “sacra ricchezza”.

Rowan Mersh

Nelle serie “Pithvava” e “Placuna Phoenix”, Rowan Mersh, mette a frutto la sua esperienza come scultore, capace di usare materiali diversi tra loro ed atipici. Come la pelle e la carta ripiegata o il tessuto. L’artista ha lavorato anche per il mondo della moda, in cui è noto per le sue laboriose e raffinate “sculture da indossare“. Le opere di Rowan Mersh, sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private. A rappresentarlo è la galleria londinese Fumi.

Rowan Mersh
Rowan Mersh

http://wwww.rowanmersh.com/