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Zoé Ouvrier e le foreste del tempo sospeso 

Zoé Ouvrier

Quasi una poesia, sospesa tra mondi diversi: la natura che esiste, l’umanità che la trasforma. La natura e il sogno, come piacere illusorio e proiezione verso un’altra dimensione, diventano i due punti focali tra cui si snodano le raffinate composizioni, concluse con domande sospese, con moniti mirati a chi osserva. Preoccupata per il futuro del pianeta, l’artista si pone le domande sulle conseguenze dell’operato umano sulla natura.

Zoé Ouvrier

I soggetti sono alberi, tronchi dalla corteccia tormentata spogli, foreste con atmosfere misteriose sospese nel tempo.

Zoé Ouvrier

Il suo lavoro consiste principalmente nella realizzazione di opere incise sul legno: tavoli in legno e schermi.

Zoé Ouvrier

Paraventi e pannelli, da appoggiare o da appendere, le opere di Zoé Ouvrier, anche da fare in situ…ma anche tappeti.

Zoé Ouvrier

Alberi, tronchi, foglie, boschi. I decori di Zoé Ouvrier sono sempre a tema naturalistico. Laureata a Les Beaux Arts di Parigi, l’artista francese utilizza tecniche d’incisione per intagliare sfondi vegetali su paraventi e pannelli di legno che diventano quadri di luci e ombre da appendere a parete o poggiare a pavimento. Ogni pezzo è unico.

 

http://www.zoeouvrier.com/

 

IL TEXTILE DESIGN DI BURO BELÈN

Buro Belèn Another plaid

Alla ricerca di una nuova forma di decoro, con l’uomo al centro dello spazio, uno spazio pensato anche come protezione e interfaccia con i sensi. Un design tattile ed emotivo progettato per persone vive, realizzato con materiali vivi e destinato ad interni vivi che si trasformano con il tempo e con la luce.


Buro Belèn Living Colours

Buro Belèn è uno degli studi di design olandesi più interessanti dell’ultima generazione guidato da Brecht Duijf e Lenneke Langenhuijsen, rappresentativo del textile design. Buro Belèn lavora sui materiali e sui colori nell’area del prodotto semilavorato cercando un approccio intuitivo, emozionale e tattile che sfocia in manufatti non convenzionali. Ne è una prova la collezione Living Colours per la quale lo studio ha collaborato con un collettivo di ricercatori e aziende manifatturiere: i prodotti tinti con pigmenti naturali tendono a cambiare colore col tempo.

Buro Belèn Living Colours

Molto belle e interessanti sono le Falling Rocks, una serie di tavoli che si adattano al paesaggio contemporaneo. Questi mobili scultorei sono fatti di morbide basi tessili su cui sembrano cadute dure lastre di pietra dal cielo. Ogni tavola è un oggetto unico.

Buro Belèn Rocks Fallling

Laying Bag in lana merinos, è un prodotto piacevolmente morbido che cambia colore dal rosa al giallo o dal grigio al beige; Another plaid basato su pigmenti naturali senza finissaggio che rilasciano sul filo diverse intensità di colore.

Buro Belèn Divano ricoperto dal WOODEN TEXTILE proveniente dall’albero Della Tapa Foto GUUS SCHOTH

La spola viene usata come una sorta di stampante 3D che nel momento della tessitura crea spontaneamente un disegno all’interno del tappeto. Di questo esiste una versione da arazzo chiamata Cottonmix che può essere appesa a pareti e soffitti ed è perfetta per migliorare l’acustica.

Buro Belèn Laying Bag

www.burobelen.com/

 

 

I tappeti di Alexandra Kehayoglou

 

©Alexandra Kehayoglou

“È come rendere eterni i luoghi che visito, come scattare una foto”


©Alexandra Kehayoglou

Sospese tra tradizione e modernità, le sue creazioni sono ispirate alle distese rigogliose dell’America del Sud.

©Alexandra Kehayoglou

Le foto Alexandra Kehayoglou le scatta ai paesaggi della sua Argentina, ne riproduce i pascoli, la lussureggiante vegetazione, il muschio, gli arbusti, le acque, le foreste, i ghiacciai. Lo stile che ha creato è un’astrazione di paesaggi del suo paese. Colori caldi e suggestivi per tappeti che possono diventare coperte o arazzi o molto di più.

©Alexandra Kehayoglou

“Vorrei che tutti quelli che osservano i miei pezzi si sentissero come se stessero per entrare in un nuovo contesto. I pezzi sono grandi e paiono estendersi all’infinito. Sono destinati ad essere i portali che hanno il potere di condurti lì dove si trovano i tuoi ricordi”.

©Alexandra Kehayoglou

Per realizzarli Alexandra utilizza lana di scarto dell’azienda di famiglia (la sua famiglia è leader nella produzione di moquette in Argentina) e dice che questo è il modo per mantenere il legame con le sue origini greche, con i suoi nonni e con le tradizioni di tessitura dei tappeti ottomani. Di origine greca, la designer ha la tessitura nel Dna. I suoi nonni gestivano una bottega a Isparta, nell’attuale Turchia. Scappati a Buenos Aires, a causa della guerra, sono riusciti negli anni a costruire un piccolo impero. Oggi El Espartano, il loro brand, è un vero punto di riferimento nel panorama del design.

©Alexandra Kehayoglou

Attraverso il computer traccia un bozzetto, che poi viene riprodotto su tela. La tecnica impiegata è quella del tufting, tradotto ciuffo, che grazie a una speciale pistola permette di affondare i vari fili nella stoffa. Questo metodo consente di comporre prodotti personalizzati, perché ogni tappeto è lavorato con lana naturale rigorosamente argentina, recuperata dagli scarti di produzione.

©Alexandra Kehayoglou per Hermes

Come una moderna paesaggista, Alexandra ritrae i ghiacciai della Patagonia, ma soprattutto i pascoli della sua infanzia, dando vita alle pampas, gli sconfinati territori dei Gauchos. I tappeti più poetici sono le isole verdi a forma di otto e quelli effetto prato. “I miei lavori vengono considerati come delle opere d’arte naturalistiche e alcune – Refugio para un recuerdo, in particolare – regalano con la loro tridimensionalità l’illusione di entrare in un sogno. A molti l’accostamento di un tappeto con l’arte potrà sembrare eccessivo, ma a questi oggetti letteralmente “terreni” viene tributata un’attenzione sempre maggiore”.

©Alexandra Kehayoglou per Hermes

http://alexkeha.com/

 

Paola Paronetto – paper clay

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico.


Paola Paronetto – paper clay

Sono oggetti che catturano lo sguardo, quelli della designer e ceramista Paola Paronetto.

Paola affonda le proprie radici nella tradizione, rifacendosi all’esperienza del nonno, scultore. Per questo le sue ceramiche sono sculture prima ancora che oggetti d’arredo. Propone una personalissima interpretazione delle antiche tecniche di lavorazione della ceramica, in particolar modo della tecnica raku, metodo d’origine giapponese che riesce a rendere compiutamente la bellezza delle forme naturali e ad esaltarne le imperfezioni, rendendo ogni pezzo diverso ed irripetibile.

Paola Paronetto – paper clay

Il paper clay prende il suo particolare volto dalle texture marcate di carta e cartone, cellulosa e fibra aggiunti all’interno dell’impasto ceramico prima della cottura.

Dall’impasto dell’argilla con carta sbriciolata o particelle di fibre vegetali, come cotone o lino, Paola Paronetto trae un impasto di maggior duttilità, in grado di conferire ai suoi oggetti un suggestivo mix tra una quasi fragile leggerezza visiva e una solo apparentemente antitetica robustezza al tatto.

Paola Paronetto – paper clay

Ispirate al mondo reale, e in particolare agli ambiti naturale e urbani, le forme delle sue creazioni hanno caratteristica di irripetibilità: in ogni oggetto emerge fin dalla materia una personalità autonoma che lo renderà unico, per forma, rispetto a tutti gli altri.

Le superfici, irregolari al tatto, rinsaldano il legame col mondo vegetale, già evidente nelle scelte di design.

Paola Paronetto – paper clay

Elementi d’arte e d’arredo contemporaneamente, le creazioni Metropoli, Isola e Ninfee di Paola Paronetto sono impermeabili, lavabili e perfetti per contenere fiori o oggetti di ogni genere.

www.paolaparonetto.com/

 

Vittorio Zecchin- Trasparenze

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

La nuova mostra allo spazio LE STANZE DEL VETRO, mette in scena una firma della tradizione vetraria. Ma Vittorio Zecchin: i vetri trasparenti per Cappellin e Venini, aperta l’11 settembre, è soprattutto la storia di tre uomini con una visione condivisa che diede nuova energia alla produzione di Murano.

Quando Giacomo Cappellin, antiquario veneziano e Paolo Venini, neo-avvocato milanese, decisero di fondare la loro vetreria avevano un’idea chiara in testa: portare il vetro muranese nelle case dell’alta borghesia. Per farlo dovevano innovare un settore che salvo rare eccezioni, era fermo sulla sterile ripetizione di modelli ormai sorpassati.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

Individuarono in Vittorio Zecchin la loro guida artistica: artista e pittore muranese, figlio di un tecnico vetraio, è stato un grande protagonista del vetro del Novecento, che ha contribuito in modo determinante a modernizzare negli Anni Venti, con soffiati monocromi, forme di grande eleganza che reinterpretavano la classicità, spesso ispirate alla vetraria del Cinquecento o ai vetri sulle tele di pittori veneziani del XVI secolo.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

Il sodalizio tra i tre durò pochi anni: dal 1921 al 1926, ma riuscì a raccogliere un successo in Italia e all’estero sia alle esposizioni di arte decorativa che sul mercato. Ecco perché i quasi 250 vetri nella mostra curata da Marino Barovier, sono la fotografia, non soltanto della produzione muranese, ma anche del gusto in un periodo di grande innovazione estetica.

Vittorio Zecchin- Trasparenze LE STANZE DEL VETRO

L’evento prodotto da Fondazione Giorgio Cini onlus e Pentagram Stiftung inaugura idealmente la prima Venice Glass Week. E a distanza di quasi 100 anni, questa storia di imprenditoria illuminata e coraggio di cambiare, sembra una lettera di intenti consegnata ai contemporanei.


dove: Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
quando: 11 settembre 2017 – 7 gennaio 2018, 10 – 19, chiuso il mercoledì, ingresso libero  
lestanzedelvetro.org

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Ombre danzanti che svelano il tempo… Tempo vago, languido, evanescente, eppure così rigidamente concreto e misurato: un gioco sottile, intellettuale, eppure semplice e sorgivo come uno sguardo infantile. Il tempo come movimento. Il tempo in movimento diventa poesia, narrazione della vita che scorre inafferrabile e fragile, come un’ombra. 


Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Le creazioni di Sciortino scaturiscono proprio da quell’insolito connubio con l’impiego del filo “cotto”, una tipologia particolare di ferro, più plasmabile e che di volta in volta assomiglia a legno o plastica e che permette realizzazioni di linee morbide, di animazione spaziale, di ombre “danzanti”.

Le opere di Antonino traggono spunto da occasioni e stimoli esterni: sono realizzate di getto e poi rielaborate fino a soddisfarne la fantasia creativa.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Tra le opere che si trovano nel suo studio esempi rimarchevoli la figura del pappagallo scherzosamente chiamato Pierluigi senza motorino (un amico triste dotato di naso aquilino), il gufo, il “tonno subito”, ispirato da ricordi siciliani) o “La ragazza della porta accanto”. Le sue creazioni sono da lui definite come una sorta di “barocco minimale” una contraddizione solo apparente perché, come ama dire, se conosci la regola puoi fare l’eccezione.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino

Sciortino crea anche oggetti d’arredo o di design ricevendo commissioni specifiche o soddisfacendo ospiti che visitano il suo studio e si innamorano degli oggetti creati acquistandoli per arredare casa.

Le sue opere sono versatili, duttili, si prestano a più funzioni e sistemazioni. Caso emblematico è una creazione che ha chiamato “Servo muto” perché la si può mettere dove si vuole attribuendogli una funzione a seconda dei contesti.

Le Scatole Schiacciate di Antonio Sciortino Ristorante Antonino Cannavacciuolo

Con Sciortino si realizza il ricupero di quel ricchissimo patrimonio di sapere e di conoscenze legate al lavoro artigiano nel quale l’estro e la creatività italiana hanno dato il loro meglio, permettendo di far conoscere l’eccellenza e l’inventiva del nostro Paese in tutto il mondo.

http://www.antoninosciortino.com/