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Avocado e tartare di tonno

foto dal web

Gli afrodisiaci sono il ponte gettato tra gola e lussuria. Immagino che, in un mondo perfetto, qualsiasi alimento naturale, sano, fresco, di bell’aspetto, leggero e saporito – vale a dire, dotato di quelle caratteristiche che si cercano in un partner – sarebbe afrodisiaco, ma la realtà è ben più complessa. (Isabel Allende)


La fortuna dell’avocado, coltivato sin dal 5000 a.C. e parte integrante della dieta di Aztechi e Maya, deve molto alla sua fama afrodisiaca. Il nome avocado, del resto, deriva dalla parola azteca ahuacatl, che significa testicolo. E quando i conquistatori spagnoli lo portarono in Europa si preoccuparono di sottolinearne le virtù stimolanti, “tanto che i sacerdoti cattolici lo proibivano alle loro pecorelle nel confessionale” (I. Allende).

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Importante sapere che, dal punto di vista dei macronutrienti, l’avocado è molto povero di zuccheri e ha un contenuto moderato di proteine.
La ricchezza in grassi è responsabile dell’alto contenuto calorico, ma non dobbiamo temere per la linea poiché, avendo un bassissimo indice glicemico, non stimola l’insulina. La ricchezza in micro-nutrienti inoltre, molti dei quali ad azione anti-infiammatoria, lo rende l’alimento ideale per chi è soprappeso o obeso.

Parlando di cucina, la ricetta più famosa in assoluto è quella della salsa guacamole, che secondo i puristi deve essere preparata solo con polpa di avocado schiacciata, lime e sale e volendo anche di un’accenno di peperoncino piccante.

Qui… accompagna una semplice tartare di tonno…ma alla fine le cose semplici sono le più buone!!

arredoeconvivio.com
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Ingredienti per 4 persone: 1/2 kg di tonno fresco – germogli freschi di rucola per guarnire (a piacere) – 2 avocadi neri – 1 lime – semi di sesamo – olio extravergine di oliva – sale e pepe.

Dopo aver abbattuto il tonno, tritare la polpa del pesce a coltello.

Pelare l’avocado. Tritarlo a coltello.

Comporre il piatto: con un coppapasta tondo o quadrato, disporre prima sulla base del piatto l’avocado. Aggiungere il tonno creando un secondo strato come nella foto

Decorare con semi di sesamo ed infine aggiungere i germogli, a piacimento e servire.

Buon Appetito!

Marbré di anatra e pistacchi

Dove, se non nell’abitudine e nella cerimonia,

Sono nate l’innocenza e la bellezza?

William B. Yeats, 1865-1939

Ingredienti: petto di anatra senza pelle 500 g; pancetta a dadini 70 g; prosciutto cotto a dadini 50 g; pistacchi pelati 70 g; gelatina in fogli 25 g; scalogni 2; alloro; aglio; vino bianco secco; olio extravergine di oliva; sale e pepe.

Mettete i fogli di gelatina ad ammorbidire in acqua fredda.

Soffriggete il petto di anatra a bocconcini nell’olio con due scalogni tritati finemente, uno spicchio di aglio, e una foglia di alloro; bagnate con due bicchieri di vino bianco, salate e pepate e cuocete con coperchio per circa 20 minuti. Separate lo spezzatino dal suo sugo e unite ad esso la pancetta e il prosciutto a dadini.

Aggiungete al sugo 50 g di vino bianco, 150 di acqua, sale, pepe, e portate a bollore. A questo punto stemperate la gelatina precedentemente ammorbidita.

Dividete e pressate lo spezzatino in 2 stampi piccoli da plum-cake da 200 ml, aggiungete i pistacchi spezzettati, e infine il sugo gelatinato. Tenete in frigo per almeno mezza giornata.

Servite tagliato a cubotti….con ciuffi di paté…

(Tratto da Cucina Italiana dicembre 2007)

 

Pistacchio …

E’ un piccolo frutto molto comune in tutta l’Asia

che viene citato nella Bibbia e negli scritti persiani e arabi.

Le donne negli harem consumavano con determinazione

pasticcini di composta con pistacchi

per preservare le loro rotondità e le loro fossette

che allora erano desiderabili e oggi, purtroppo,

sono grasso e cellulite.

Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci

Di Isabel Allende

“DIVORANDO IL MONDO”

Sono nato con la bocca aperta

Facendo il mio ingresso in questo mondo succoso

Di pesche e limoni e sole maturo

E nella rosea e segreta carne di donna,

questo mondo in cui la cena è

nel respiro del deserto sottile

nelle spezie del mare distante

che galleggiano nel sonno a notte fonda.

Sono nato a un punto impreciso tra

il cervello e la melagrana

assaporando consistenze deliziose

di capelli e mani e occhi,

sono nato dallo stufato del cuore

dal talamo infinito, per camminare

su questa terra infinita.

Voglio nutrirmi dei fiori di ghiaccio

su questa finestra d’inverno,

gli aromi di molte zuppe,

il profumo di candele sacre

che in questa casa di cedro mi insegue

Voglio nutrirti della lavanda

che si sprigiona da certe poesie,

e della cannella delle mele che cuociono,

e della gioia semplice che vediamo

nel cielo quando ci innamoriamo.

Voglio nutrirti della terra acre

dove ho mietuto l’ aglio,

voglio nutrirmi di ricordi

che si levano dai ciocchi dei pioppi

quanto li spacco

e del fumo di pigne

che circondano la casa in una notte quieta,

e i crisantemi posati sulla soglia della cucina.

(Frammento di James Tipton, 1995 tratto da “Afrodita” di Isabel Allende)

 

pasta alla norma

Pasta alla Norma

Preparate il sugo: sbucciate la cipolla e tagliatela ad anelli sottili; in un tegame versate olio, cipolla, polpa di pomodoro, sale. Mettete su fuoco e fate cuocere lentamente, fino a quando la salsa si sarà ridotta. Sbucciate le melanzane, lavatele e tagliatele a fette. Versatele in uno scolapasta, cospargetele di sale grosso e fatele riposare per un’ora, in modo che perdano l’acqua amarognola di vegetazione. Sciacquatele per eliminare il sale e tamponatele con carta assorbente. Friggetele nell’olio bollente, scolatele. Cuocete la pasta, in questo caso io ho fatto i cavatelli, scolatela e versatela in una zuppiera. Conditela con 150 g di ricotta salata siciliana grattugiata direttamente sulla pasta e la salsa di pomodoro; profumate con foglie di basilico. Ottima anche la versione gratinata in forno.

Io ci abbino un nero d’Avola Chiaromonte cantina Firriato.