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MARCEL…”un parapetto su un oceano immaginario”…

 

Marcel salone milano 2011

Dedicato a Marcel Junot, famoso navigatore francese, Marcel è un progetto di divano componibile interamente realizzato in acciaio che evoca un parapetto su un oceano immaginario, un balcone dove stare comodamente appoggiati a scrutare l’orizzonte, come un’accogliente barriera e, al contempo, cornice sull’esterno.

Marcel By Chiaramonte/Marin -Emu-

Il divano Marcel è composto da elementi modulari da cm 90x cm90. Il basamento comune ai moduli angolari e a quelli centrali è realizzato in tubo di acciaio e il piano su cui poggia il cuscino della seduta è in lamiera stampata.

 

Marcel By Chiaramonte/Marin -Emu-

Gli schienali del modulo angolare e di quello centrale sono avvitati al basamento tramite sostegni laterali di acciaio tagliato al laser e collegati tra loro da tubi in acciaio di vari diametri e conificati alle estremità. I singoli elementi sono uniti tra loro attraverso il fissaggio degli schienali e di un giunto di collegamento  sul basamento. I cuscini della seduta e degli schienali sono realizzati nei nuovi tessuti Soft Ware.

Marcel By Chiaramonte/Marin -Emu-

Sempre frutto del sodalizio Emu e Chiaramonte-Marin, Marcel è stato presentato al Salone del Mobile 2011.

Art. 680 Base/Tavolo Marcel

Dimensioni: L90 x P90 x H23

Art. 680 + 681 Base + Schienale lineare Marcel

Dimensioni: L 91 x P 90 x H 83

Art. 680 + 682 Base + Schienale curvo Marcel

Dimensioni: L 91 x P 91 x H 83

Colori disponibili: bianco raggrinzato

Sito: www.emu.it/

 

Marcel By Chiaramonte/Marin -Emu-

CLOVER – Trifoglio –

Clover Bysteel design Miriam Mirri

Per fare un prato

Per fare un prato occorrono un trifoglio
ed un’ape

Un trifoglio ed un ape e il sogno.
Ma il sogno può bastare
Se le api sono poche

(Emily Dickinson)

….. il sogno e la fantasia ci aiutano a sopravvivere ed ad andare avanti quando la realtà non è come vorremmo..

queste lampade si ispirano a delle lanterne…delle lanterne magiche….moderne….

Dall’evidente matrice botanica, questo sistema per l’illuminazione da esterni, ideato da Miriam Mirri, prende il nome dal trifoglio. Sono tre le versioni di Clover: da tavolo, con la sfera più piccola (Ø cm. 30), da sospensione, con la sfera media (Ø cm.50) e da appoggio/terra con la sfera grande (Ø cm. 65).

 

Clover Bysteel design Miriam Mirri

Il paralume di Clover nasce dal taglio e dalla piegatura del foglio di alluminio, disegnato in modo tale che lo scarto di materiale e il percorso del laser siano ridotti al minimo. La luce, racchiusa dalla forma, si propaga all’esterno attraverso gli spiragli della sua superficie.

 

Clover Bysteel design Miriam Mirri

La versione con il paralume più grande appoggia direttamente a terra senza necessità di supporti e, se orientata verso l’alto, offre un valido piano di appoggio.

 

Clover Bysteel design Miriam Mirri

La corolla si chiude con un piano trasparente che lascia scorgere all’interno l’accurata lavorazione del materiale ed è disponibile nelle varianti cromatiche quali ambra, ametista o acquamarina. Il corpo esterno è realizzato in alluminio verniciato in bianco opaco.

CLOVER | design Miriam Mirri

Ringrazio l’Ufficio Stampa www.comu-nico.it –  sito: www.bysteel.it

 

Landscape -Clover Bysteel design Miriam Mirri-

Gothic Chair: outdoor e indoor

 

Moooi show-room Fuori Salone Milano 2011

La Gothic Chair, questo il nome della sedia, nasce dalla collaborazione tra un’azienda Moooi e Studio Job, che, insieme, hanno progettato e realizzato questa sedia che non passa inosservata. Lo studio Job ha reinterpretato l’eleganza romantica dello stile gotico in legno massello presentando una giocosa sedia leggera, multicolore.

Gothic chairs Moooi studio Job

Realizzata in materiale adatto per essere utilizzato sia indoor che outdoor (Polietilene con bulloni in ABS), la Gothic Chair è molto comoda: la seduta è larga ben 44,5 cm ed è decorata ai lati con dei bulloni che la rendono del tutto particolare e unica nel suo genere. È disponibile in ben 10 colori: rosso, blu, giallo, verde, rosa, arancio, solo per citarne alcuni. Riprende lo stile neo-gotico tipico del sedicesimo secolo reinterpretandolo in chiave ultra moderna, grazie all’utilizzo della plastica come materiale principale. È resistente e leggera al tempo stesso: resiste alle intemperie se lasciata fuori, in giardino o in terrazzo, ed è facile e comoda da trasportare. Il suo costo si aggira intorno ai 288 euro.

Project
Job Lounge for Groninger Museum

PHOTOGRAPHER:
NICOLE MARNAT

 

Sito: sito: www.moooi.com/

Moooi Studio Job Gothic Chair-gialla-

Susanne Klemm…..cattura e trattiene il passato.

Capsium - Susanne Klemm -

La natura è la sua fonte inesauribile d’ispirazione… Susanne Klemm interviene nel ritmo infinito di crescita e decadimento, la vita e la morte, per aggiungere un tocco d’immortalità agli avvenimenti.

 

Calyx - Susanne Klemm -

 

 

Come un demiurgo cattura i momenti della natura immergendo gli oggetti in una soluzione polimerica, bianchissima: frutta, ramoscelli, fiori, vengono per sempre congelati al di là del tempo….al di là dei luoghi…per sempre!

Lily - Susanna Klemm -

Il tipo di resina è particolarmente resistente anche alle basse temperature ed ha un’ottima aderenza alla maggior parte delle superfici, adatta proprio perchè restituisce il candore degli elementi naturali attraverso la resistenza delle resine polimeriche….

Nest - Susanna Klemm -

Susanne Klemm, con la sua collezione FROZEN cattura e trattiene il passato!

Puffball- Susanne Klemm-

sito: www.susanneklemm.com/

wrapped Susanne Klemm -

Vi lascio con questa poesia trovata sul web di Nunzia D’Aquale…..

Cattura L’attimo….


Mi piace osservare il mondo

catturare immagini ed emozioni

imprimerle nella memoria e non solo

Fermare il tempo,

congelare l’istante

uno sguardo

un sorriso…

E con la mente ritornare

a quell’Attimo fuggente

dolce o triste ricordo

immortalato

per l’eternità…

(Nunzia D’Aquale)

 

Mutation - Susanne Klemm -

 

 

 

Brezza

 

Landscape Brezza Bysteel

Questa lampada trae ispirazione dalla natura: è in questo caso la brezza, che dal mare arriva a terra, a ispirare Denis Santachiara nel design di questa opera da cui prende il nome.

Brezza, ruotando al vento sul proprio asse, rappresenta questa energia invisibile che anima tutto ciò che incontra, come le frasche, le tende e i lucidi camini rotanti.

Brezza Bysteel

Il suo habitat naturale è infatti quello della natura, là dove soffia romanticamente. E’ una lampada a stelo, che prende forma da un foglio di alluminio tagliato a fiore che, piegandosi delicatamente, da vita a questi petali e incanta lo spettatore con il suo movimento al vento. La base è realizzata in acciaio inox. La lampada è alta 263 cm.

Brezza Bysteel

E’ una delle tante novità presentate in occasione del Fuori Salone 2011 di Milano firmate Bysteel, giovane azienda Made in Italy specializzata nella lavorazione di materiali riciclabili come acciaio e alluminio.

sito: www.bysteel.it

Brezza Bysteel

Home-Office

home office- parete ufficio-

Ancora sul Bianco…. con pennellate di rosso….

L’obiettivo è quello di creare un ambiente confortevole per il lavoro e per la vita domestica. In linea con i criteri minimal-decor questo progetto si caratterizza per l’impiego di pochi elementi, scarni nel disegno e per l’utilizzo di tonalità omogenee, per lo più chiare, ravvivate da un elemento di luce. La scelta di allestire in modo quasi grafico pochi elementi di arredo restituisce un senso di dilatazione allo spazio e di maggiore attenzione  verso gli oggetti.

Data la tipicità ed il rilievo che il progetto assume si è pensato di valorizzare lo spazio sotto tutti i punti di vista; l’home-office non deve assumere allora solo il carattere di ambiente di lavoro, di “fabbrica dell’informazione” la cui unica prerogativa è il funzionalismo, ma deve coscientemente accettare   la specificità di uno spazio “atmosferico” in cui il lavorare, lo stare o il semplice transitare deve suscitare un’emozione che si prova solamente con la consapevolezza di “vivere” in un luogo unico nel suo genere.

zona Living-office tavolo Baxter sedie Eames

Anche l’ingresso quindi, viene ad assumere conseguentemente un ruolo fondamentale, questo spazio si dota di un “ambiente filtro” idoneo ad accogliere e preparare gli ospiti. L’ingresso, il corridoio e la  parete ufficio sono i tre elementi su cui ruota la progettazione dell’home-office. L’ingresso ovale, prettamente di rappresentanza, reca un’opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos, olio e bicomponente acrilico e trasparente su tela, da non scambiare con l’ennesimo monocromo nero. (Ne ho già ampliamente parlato in questo blog, nel precedente articolo: Il dipinto nero nella sala ovale).

ingresso -opera dell’artista Alessandro Bulgini del ciclo Hairetikos-

L’accesso avviene attraverso un corridoio sinuoso e poi rettilineo che invita l’ospite-cliente ad inoltrarsi nella parte più intima dell’abitazione-ufficio. La parete office, vero nerbo della progettazione, un po’ una rivisitazione anni ’70, è stata ricavata da una modellazione della pelle, scavandola e piegandola. I chiaro-scuri che si ottengono con l’illuminazione sia naturale che artificiale fanno vibrare i volumi.

zona Living

La zona soggiorno divisa dalla zona ufficio da una libreria, è sempre in stile Seventies con un ampio divano di Edra Mazzei che ne sottolinea lo spazio e un controsoffitto di colora tortora e luminoso e un quadro dinamico rosso dell’artista Alessandro Bulgini, della serie Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, olio e smalto al silicone su tela. Di fronte al soggiorno un’ampia parete vetrata ritaglia la zona della cucina Boffi di taglio moderno e di colore anch’esso tortora e con un’opera dell’artista Giombattista Castagnetta.

zona living

Accanto alla zona office c’è la zona notte separata fisicamente e visivamente da una zona rialzata, una sorta di pedana nera; come nero è il bagno padronale  con arredi della Moab e con degli accessori rossi.

bagno padronale

L’atmosfera generale dell’intervento crea dunque, un’ambiente confortevole basandosi sul colore bianco assoluto reso energico solo da alcuni arredi e opere artistiche nelle tonalità del rosso acceso quasi a voler creare un fil rouge di continuità.

zona Living

Due parole in più sull’opera di Alessandro Bulgini. Il quadro rosso, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, mercato della carne fa parte di un’opera composta da sei tele di 1,30 per 2 metri, in cui, su un fondo rigorosamente rosso, emerge il grande soggetto chiaroscurato dell’uomo orientale che sorregge un quarto di bue. – Anno 1997 – olio e smalto al silicone rosso su tela.

Con questo titolo, Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno, Alessandro Bulgini, a partire dal 1993 fino alla fine degli anni ’90, prende una posizione determinata nell’ambito della sua pittura, prima di allora sperimentale e di ricerca, che lo farà proseguire per parametri concettuali e formalismi compositivi di estremo rigore. La data nel titolo (6 giugno) indica il giorno di nascita dell’autore, insieme alla citazione del capovaloro impressionista Le Dejeuner sur l’herbe, naturalmente preso in prestito ad Edouard Manet, induce il fruitore ad un depistaggio mentale che da una parte ostenta un atteggiamento provocatorio, dall’altro fa sovvenire un contesto artistico apparentemente lontanissimo dalla dialettica reale dell’autore. Una titolazione assolutamente fuori luogo sembra capovolgere l’intera struttura di un’opera. Bulgini procede proprio in questa direzione. Egli sostiene che “bisogna avere il coraggio di esere bugiardi”. L’artista infatti introduce una serie di suggerimenti, di rimandi, di accenni che stanno a mezz’aria e che non sono sviluppati, come dire lasciano aperte molteplici possibilità interpretative supponibili ma senza una verità univoca, come direbbe Adorno: “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”. Si tratta di tre elementi tra loro contrastanti che ricorrono in tutti i suoi lavori, tre cifre costanti che sono il titolo come primo riferimento, il soggetto, o meglio la scena che si svolge in campo, eseguita in bianco e nero con un estremo rigore tecnico e il cromatismo enfatizzato, il rosso totale che avvolge e definisce l’intera superficie dell’opera.

Il titolo ha dunque un prefisso ricorrente: 6 giugno Le Dejeuner sur l’herbe, il quale è seguito da un suffisso stabilito da numeri che si riferiscono ad un’ora: un istante del quotidiano preso in analisi dall’artista.

Le figure orientali ritratte in stile iperrealista, categoricamente in bianco e nero, illustrano tensioni, situazioni forti, costruite ad hoc, in un sottile e sublimato, per dirla con Artaud, “Teatro della Crudeltà”, perché tali figure umane sembrano proprio collocate su un palcoscenico o nel mezzo di un set foto/cinematografico. Il tutto è contornato dal colore aggressivo e passionale per eccellenza, il rosso che assume anch’esso una duplice friuzione: riesce a trasmettere calore, amore, passione ma può anche infondere aggressività, violenza, fino alla sensazione di “istante apocalittico” atemporale, definito immaginalmente da un’ipotetica esplosione nucleare.

Le opere di Alessandro Bulgini sono anche autobiografiche. Esse scandiscono il tempo che trascorre in una sola giornata, il 6 giugno, appunto. La data di nascita è presa come riferimento per raccontare di solitudini, di dubbi, di attese, di empasses cerebrali, di contraddizioni e di ribellioni personali nei confronti della stessa esistenza.

(Testo tratto da una recensione di Dario Salani)

Alessandro Bulgini-Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno- opera completa

 

Progetto studio CastagnettaeCicala – Foto arch. Luigi Filetici

Alessandro Bulgini Le Dejeuner sur l’herbe, 6 giugno-

http://www.gallerianicolaricci.net/alessandro_bulgini.html – http://www.adrart.it/Area24ag/bulgini.htm

zona living